Bruce – King of Kung Fu

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Vista l’esiguità di informazioni disponibili in relazione alla scheda tecnica del film, quella pubblicata è un work in progress, realizzato accumulando le informazioni disponibili, molte delle quali prive di un reale riscontro oggettivo. C’era una volta la “Bruceploitation” … un sottogenere di cui, il sottoscritto, francamente non sente troppo la mancanza. Eppure come con tutti i generi, chi cerca pazientemente può essere premiato con discrete produzioni se non persino con piccole perle grezze nascoste ai più. Per chiarire qualsiasi equivoco fin da subito, Bruce – King of Kung Fu, non rientra in nessuna delle due categorie.
Il fenomeno della “Bruceploitation”, ossia l’ondata di film che iniziano a spuntare come i funghi praticamente subito dopo la morte di Lee, meriterebbe un bel speciale approfondito di indubbio interesse, ma qui ci limitiamo all’indispensabile. Per circa un decennio, tra gli anni ’70 e ’80, due attori/sosia in particolare si presero l’onere di riportare sugli schermi le sue gesta: Bruce Li Siu Lung (Ho Chung Tao) e Bruce Le (Huang Chien Lung), entrambi con almeno una quindicina di “Brucemovies” all’attivo. Huang, che è l’interprete del film in questione, già da bambino inizia a praticare diversi stili di combattimento fino a che, verso l’inizio degli anni ’70, apre una scuola di arti marziali. Lì viene notato da Wong Fung, uno dei tanti registi in forza alla Shaw Brothers, che lo convince a entrare nella scuderia degli studios (che lascerà nel 1977). Il suo esordio avviene in Rivals of Kung Fu (1974), ma lo troviamo anche in The Super Inframan (1975) e Big Brother Cheng (1975), mentre dal ’76 in poi si dedica quasi esclusivamente, come attore, coreografo e sceneggiatore, ai film ispirati a Lee (spesso prodotti dalla piccola casa di produzione indipendente PT Insantra e più tardi da Huang stesso). Giusto qualche titolo per farsi un’idea: The Clones of Bruce Lee (1977); Enter the Game of Death (1978); Bruce the Superhero (1978); My Name called Bruce (1978); Bruce Lee and the Shaolin Bronzemen (1982).

Bruce – King of Kung Fu (una dei sei film diretti da Huang), è purtroppo decisamente mediocre. La trama si inserisce nel periodo adolescenziale di Lee (si fa per dire) e si concentra soprattutto sulle molte risse, in cui sembra essere costantemente coinvolto il piccolo drago (che in realtà si vede solo per metà pellicola). Fondamentalmente nel film vediamo come apprende le tre tecniche, che userà poi ovviamente nel finale per fare piazza pulita. Tra scenette comiche inutili, allenamenti non particolarmente eccitanti e combattimenti infiniti con scagnozzi imbecilli, si trascina questo filmetto, non brutto, ma semplicemente noioso. Di accuratezza storica naturalmente neanche a parlarne, d’altronde le leggende che emersero negli anni ’70 intorno a Bruce Lee fornivano un sacco di materiale sul quale ricamare. Si, c’è qualche accenno svogliato a Yip Man (il maestro di Lee a Hong Kong) e alle ragioni per le quali Lee inventò il Jeet Kune Do, ma è proprio pochissima roba. Tecnicamente non siamo proprio dalle parti di equivalenti prodotti taiwanesi, ma il montaggio era sicuramente considerato un optional. Per fortuna Huang a livello di coreografie se la cava discretamente aiutato da un buon numero di caratteristi, tra cui Chan Kwok Kuen, Fung Hak On, Fung King Man, Hon Kwok Choi, Kong Doe e una vera e propria icona come Sek Kin. Per quanto riguarda i tre stili di combattimento, abbiamo: il Wing Chun (o qualcosa che gli dovrebbe assomigliare), il Drunken Snake Fist (l’occhio naturalmente è rivolto a Drunken Master, 1978) e infine, senza dubbio il nostro preferito, una specie di Power Blind Boxing. Ovviamente il nostro eroe alla fine attua una fusione alquanto improbabile. In parole povere, il buon Bruce le da e le prende di santa ragione. Ovviamente non può mancare almeno una scena memorabile, in questo caso quella in cui Lee si allena nel Drunken Style contro un serpente. Ecco la vostra occasione di vedere un serpente ubriaco e una bottiglietta di vino che sembra uscita da un film dei ZAZ. Come detto, la trama è approssimativa (dubitiamo che una sceneggiatura fosse anche solo accennata) e il resto più o meno sullo stesso livello … insomma se ne può tranquillamente fare a meno. Solo per gli appassionati più accaniti e anche quelli non faranno salti di gioia.

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