Bruce Lee Vive Ancora

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Bruce Lee con l’amico Wong Fei accetta un lavoro poco pulito per conto di un  fantomatico boss dall’accento siculo che vive in una villa circondato da ragazze in topless, e tipi vestiti da karateka. Si tratta dello scambio di una valigetta, ma quando l’affare non va per il verso giusto, Bruce e l’amico ci mettono un secondo a menar calci e pugni per sbrogliare la situazione. Le cose si complicano quando la polizia accorre sul posto, ed arresta Lee ferito nel frattempo da un colpo di pistola. Passano due anni, Bruce esce di prigione deciso a cambiar vita, ed il passato torna sotto forma dell’amico Wong Fei che su ordine del boss, propone il sequestro della figlia di un uomo politico. Lee si rifiuta scatenando così la vendetta implacabile del mafioso. Dopo il sequestro (portato a termine dagli scagnozzi di Wong Fei) Bruce decide di aiutare la polizia, come al solito inefficiente, firmando così la messa a morte dei propri famigliari ed il rapimento della sorella. A questo punto “l’ira del drago” è pronta ad esplodere.

Il regista e veterano Joseph Kong Hung (per approfondimento, vedere il dossier di Nocturno n° 68) insieme ad Huang Chien Lung (Bruce Le) uno dei tre cloni più famosi di Bruce Lee, mettono in piedi questo film tenendo come punto di riferimento gli spy movie alla James Bond (citato diverse volte nel film) e l’ambientazione romana di L’urlo di Chen Terrorizza anche l’Occidente (1972), citando in particolar modo lo scontro finale nel Colosseo, questa volta quello vero e non una riproduzione in studio. Come nel migliore dei Bond movie, la vicenda assume una patina internazionale quando le ricerche della ragazza portano Bruce Le a Parigi ed a Hong Kong, in una specie di tour de force che assomiglia molto da vicino ad un videogioco. Il nostro infatti affronterà una serie di combattimenti nei luoghi più disparati (una spiaggia, il tetto di un palazzo, la solita villa, una barca a vela) come in un beat ‘em up (1) a scorrimento orizzontale, contro un variopinto numero di avversari tra i quali: karateka, mafiosi, campioni di taekwondo,  ninja, ed i relativi boss finali. Chiude la giostra un duello al Colosseo con relativo colpo speciale: l’oramai noto (ai cultori s’intende) “pugno-radiografia” prelevato a forza dai film di Sonny Chiba, qui arricchito di una variante splatter che rimanda a sua volta al manga Hokuto no Ken / Ken il Guerriero (1983). Come ogni buon Bruceploitation che si rispetti e non, Bruce lee vive Ancora sfoggia una serie di caratteristi che hanno legato la loro immagine a questo sottogenere, come “Mister Hong Kong” Bolo Yeung nel solito ruolo di energumeno-carne da macello, Hwang Jang-Lee nei panni del traditore (come succedeva in L’ultima Sfida di Bruce Lee – 1978 ) e Casanova Wong faccia storica dei kung fu Shaw Brothers. Non ancora sazi, i produttori reclutano anche Harold Sakata (acerrimo nemico di James Bond in Goldfinger) qui armato di mano-protesi dorata ed una bombetta con lame taglienti. Oltre alle solite facce note, il film conta sull’apporto alle coreografie marziali di Bruce Le stesso che ormai stufo dei soliti versetti, del nose-thumbing e tutine gialle, riduce al minimo gli ammiccamenti, e si concentra su scene di lotta più grezze e meno elaborate fino all’esagerato finale che anticipa di qualche anno gli estremismi del kung fu cult-gore per eccellenza Story of Ricky (1991). Bruce Lee vive Ancora è uno dei più divertenti Bruceploitation sulla piazza, privo di qualsivoglia logica e scevro di contenuti degni di nota, punta tutto sull’azione qualche tetta e soprattutto il duello al Colosseo.

(1) Per Beat em Up si intende tutti quei titoli incentrati sui duelli fisici. Più comunemente etichettati come “picchiaduro”, questi ultimi possono essere identificati in due diverse categorie: a scorrimento e ad incontri. Nel primo caso saremo al comando di un personaggio che troverà durante il suo cammino, un numero di nemici variabile a seconda delle situazioni. In più cammineremo lungo livelli che muteranno passo dopo passo.

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