Chasing Dream

Voto dell'autore: 2/5
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C’è stato un periodo ideale in cui Johnnie To era prolifico; una sequela di film continui, tutti o quasi di eccellente fattura arrivando anche, tra regie e produzioni, a sei titoli l’anno. Era un periodo di estremo equilibrio in cui l’autore alternava film esplicitamente per un pubblico di massa a titoli più sentiti e personali realizzati grazie ai macroscopici incassi degli altri. Ma anche quelli meno intimi erano però pregiati da tutta una serie di dettagli e trovate di alta caratura tali da mostrare una innegabile aura autoriale perfettamente riconoscibile. E invece To, questa volta vive un gap di quasi 4 anni di silenzio dalla precedente regia,  l’eccellente Three (e la discutibile produzione di Trivisa).

In questa sua nuova apertura al mercato della Cina continentale, To mette da parte le pistole e l’estetica dei suoi noir (come nei precedenti Three e Drug War) e tenta il colpaccio adottando una di quelle storielle agrodolci, sentimentali, iniettate di un doppio binario di ascesa di carriera; quella sportiva sul versante maschile e quella musicale sul versante femminile.

To quindi parte molto lateralmente e fatti i debitissimi paragoni da Throw Down e lo ibrida con le inoffensive commediole con Andy Lau e Sammi Cheng.

Ma di tutti prende il peggio e li infarcisce di peggio ancora, in una ipotetica speranza di adottare un pubblico di massa facile (?) ma al contempo dirigendo il peggior film della propria carriera.

Irriconoscibile la mano del maestro che traspare appena da alcune invenzioni fotografiche talvolta ricercate, in una regia mimetica senza guizzi, in una direzioni degli attori di cui si intuisce il desiderio di resa finale ma che non funziona, in un film banale, di maniera, pieno di cadute di cattivo gusto, musica rivoltante, banalità assortite. Ricevere una sceneggiatura del genere dalla Milkyway, in pratica la fucina delle migliori storie della Hong Kong moderna fa malissimo.

Il film risulta un’accozzaglia indifendibile e pone legittimi interrogativi; se To con Drug War, noir sentito e di rilevante resa, è riuscito anche a realizzare incassi non indifferenti (con tanto di remake coreano), perché ostinarsi a realizzare un film così nativamente pessimo e che ha giustamente incassato meno di un film italiano?

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