Cherie

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 1 voti]

CherieE’ anomalo ogni approccio esistente a questo film. Tra il pubblico, tra la critica, anche nelle parole dello stesso Tam sorge sempre un imbarazzo e una dicotomia promozione/demolizione. Se il regista nelle interviste da una parte dice “…anche se poi mi disinteressai completamente alla sorte del film. Non ho mai incontrato gli Shaw Brothers che hanno messo i soldi, non sono andato neanche alla prima” dall’altra afferma “…molti dicono che Cherie sia il mio film peggiore, ma in realtà mi piace più di altri miei film, compreso The Sword.” (1)

C’è come un timore di attaccare un’evidente opera minore (decisamente minore) del regista, spaventati dal volere scalfire l’intera impalcatura artistica di un maestro. Invece, nonostante la regia di Tam emerga da ogni singola inquadratura, da ogni stacco di montaggio, da ogni primo piano, perfettamente riconoscibile, il film in sé è una commedia becera di quelle in voga in quel periodo, che il regista, indeciso su che strada prendere, sembra aver voluto nobilizzare all’ultimo momento su terrore delle aspettative, infilando elementi cupi di disturbo. Elementi che cozzano nonostante fossero comunque nella norma all’interno di certo cinema di Hong Kong dell’epoca. Non siamo moralmente così lontani da un film di Lolanto & playboys diretto da Wong Jing, ma Tam ci inietta tutti i frutti funesti dell’opera precedente, quello straordinario esempio di rigorosa new wave che era Nomad. Non si riesce così a ridere a causa del basso tasso comico e a destabilizzare il tutto giungono le continue invenzioni stilistiche stilizzate che paralizzano, come delle istantanee, la bellezza e i tempi del film. D’altronde quest’opera doveva essere un veicolo promozionale per il lancio dei due attori, Cherie Chung e Tony Leung Ka-fai; si rivela invece una continua dichiarazione d’amore al corpo e al viso dell’attrice, fotografata divinamente, fonte immortale di sensualità, perennemente in posa, puro omaggio voyeur per lo spettatore. L’attore invece si muove per più di mezzo film con le chiappe al vento. L’altro corpo filmico è il veterano regista Chor Yuen. Vederlo tentare di nascondere il corpo di Leung all’interno di un appartamento coreografando i suoi movimenti e nascondimenti agli occhi di lei, non può non far pensare ad un titolo di quattro anni successivo diretto proprio da lui, Diary of a Big Man; il film è un continuo tentativo di un playboy interpretato da Chow Yun-fat di celare le sue due amanti l’una all’altra comunicando spesso con entrambe, presenti nello stesso luogo.

Ma torniamo a Cherie. Il soggetto è elementare: Cherie (Cherie Chung) è una insegnante di aerobica. Chou (Chor Yuen), anziano uomo di affari abituato a comprare qualsiasi cosa, sia essa materiale che affettiva, la nota per strada e se ne innamora. Ma lei lo respinge provando invece attrazione per un fotografo sognatore, Hua (Tony Leung Ka-fai). Chou in cambio della resa del ragazzo gli offre un assegno in bianco per supportare il suo debutto alla regia. Hua cede istantaneamente (“lascerei una donna per un film, ma mai un film per una donna”, diceva Truffaut) si inventa un tumore al fegato e se ne va in cura in un villaggio vacanze in Malesia. Cherie e Chou lo raggiungono, lei scopre l’inganno e scatta la resa dei conti tra i tre in riva al mare come in molti film di Tam.

Il finale è surreale ed esagitato e chiude coerentemente un’opera anomala, un probabile passo falso del regista pregiato però da dosi di talento fuori da ogni norma del genere. Certo, il film in sé, analizzato come genere e prodotto, è un fallimento, ma il contenuto, al di fuori della pura forma comunicazionale è un esperimento ardito e un oggetto degno di assoluto interesse.

Nota: Fare caso ai nomi “grossi” che gravitano intorno a questo film in maniera assai invisibile; le “coreografie marziali” di Ching Siu-tung (Storia di Fantasmi Cinesi), la sceneggiatura a otto mani tra cui quelle di Roy Szeto Cheuk-hon (Dangerous Encounters – 1st Kind) e il montaggio dello stesso Tam non accreditato.

 

(1) Intervista a Patrick Tam condotta da Alberto Pezzotta da: A cura di Alberto Pezzotta, Patrick Tam: Dal Cuore della New Wave, Centro Espressioni Cinematografiche, Udine, 2007

CONDIVIDI: