Choujuu Sentai Liveman

Voto dell'autore: 3/5
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Sinossi:

Yusuuke, Jo e Megumi sono tre studenti di Academia Island dove sono riuniti i piu brillanti studenti del pianeta per il bene della scienza. Un giorno l’isola viene devastata e gli studenti sterminati dall’attacco delle armate del professor Bias, grazie anche all’alleanza di quest’ultimo con tre studenti traditori che diventeranno rispettivamente il Doctor Kemp, Doctor Mazenda e Doctor Obler. I tre amici uniranno le forze per combattere i mostri Dzunou creati dai malvagi scienziati formando la super squadra di eroi Liveman.

Riflessioni:

Non fanno più i super sentai di una volta. Difatti Choujuu Sentai Liveman, la super squadra bestiale Liveman, è di quella generazione precorritrice di quelle a venire, di quelle che avrebbero creato lo standard dei moderni serial. Là dove nel 1988, era ben poco chiaro il potenziale commerciale che sarebbe deflagrato sempre più e l’estrema fidelizzazione degli appassionati che si sarebbe creata, trovavano infatti spazio anomale sperimentazioni talvolta vincenti sul piano del riscontro di pubblico da portare ad una loro ripetizione rituale in ogni serie successiva, talaltre volte assolutamente abbandonate a sé stesse e mai più esplorate.

Ecco, Liveman ad esempio è la prima serie in cui gli eroi sono associati ad un animale oltre che ad un colore, prezioso mantra che sarebbe tornato in serie successive, ma anche la prima in cui viene creata un arma dall’unione delle tre principali degli eroi. Se gli eroi in calzamaglia sono oggetto di venerazione, allora la gadgettistica è la preziosa icona, riproduzione di reliquia che dir si voglia, da vendere ai fedeli di questa curiosa multicolorata religione.

Le generazioni passano e senza dimenticare che il pubblico originale di queste trasmissioni televisive sono i bambini giapponesi sarebbe da chiedersi come evolve in loro il passaggio meccanico dettato dalla spietata legge del tempo, dalla crescita biologica che li costringe bene o male a vivere vite da adolescenti prima e da adulti poi. Quanti di loro rimangano a vedere le serie per tutta la vita è un dato ignoto, ma sarebbe interessante da conoscere, così come gli abbandoni e i ritorni alla visione. La ripetizione seriale di meccanismi da una parte è intesa per tranquillizzare la massa di fan fidelizzati, ma se di anno in anno cambia la gran parte dei fruitori per mera questione di ricambio generazionale e la gran parte di questi non hanno avuto accesso alle precedenti stagioni, allora è decisamente probabile che il risultato finale sia una giusta media di esigenze. Il punto di incontro tra il massimo profitto e l’esigenza tecnica di avere una stagione di circa cinquanta puntate lungo l’arco di un anno ha portato probabilmente alla moderna forma standard.

Ai tempi di Liveman non era così. L’originale premessa, notevole se vista in prospettiva, non prende in considerazione la tipica minaccia aliena base fondante del tipico canovaccio. Sono gli esseri umani stessi a minacciare l’incolumità della terra. Sebbene con toni infantili, dato il settore di pubblico a cui è destinata, la serie è intrisa da considerazioni sui limiti della scienza, sul rispetto dell’ambiente e soprattutto sui lati negativi dell’ambizione umana. Nella prima coppia di puntate tre amici messi contro altrettanti amici, la morte di altri amici, l’impressionante distruzione di Academia Island svolta con toni belli pesanti finisce per mitigare negli sviluppi. La solita pachidermica lunghezza fa pagar pegno e le puntate seppur piacevoli deragliano sempre più nella ripetitività di storie fanciullesche per sensibilizzare i bimbi a problemi come il bullismo e l’ambiente e allo stesso tempo spingerli verso la confidenza in sé stessi e il coraggio. Eppure tra le righe trovano spazio intuizioni, se non belle, quantomeno bizzarre. Ci sono cuccioli di dinosauro che fanno amicizia con bambini e piangono, uno dei ranger rimane gravido e partorisce un mostriciattolo a cui si lega, ma anche una puntata in cui uno dei mostri ha la capacità di resuscitare i morti di Academia Island facendoli diventare Jiang-Shi. Non è certo la prima volta che il cinema di Hong Kong viene citato in maniera così clamorosa in un tokusatsu, vista la celebrità sia dei Mr. Vampire che di altri capolavori come A Chinese Ghost Story di cui si trovano frammenti, iconografie, citazioni varie in Magiranger e Choujin Sentai Jetman per esempio.

Lo stato di immaturità della serie è comprovato dalla bella puntata in cui una ragazza del futuro viaggia nel tempo per incontrare il ragazzo che da bimba la soccorse e di cui è ancora innamorata. La bella intuizione in potenza degna di star vicino ad illustri compagni di genere come La Ragazza che Saltava nel Tempo, si risolve però in piccola delusione, deturpata dalle poche pretese e dal tenore generale della serie. Rimane solo l’epico scontro di varie puntate tra il Gigavolt, robottone gigante creato dal dottor Bias e i suoi seguaci che mette in seria difficoltà i Liveman e porta all’ingresso nella serie di due nuovi elementi portando il numero totale dei componenti a cinque dagli originari tre. Questo elemento in qualche modo anticipa il bellissimo mostro Veronica del ben più gradevole, precedentemente citato, sentai Choujin Sentai Jetman di cui condivide non solo in questo aspetto un punto di contatto. La stessa presenza in comune di  veterani stabili della Toei come Tojo Shoei e Inoue Toshiki la dice lunga come la saga in sé sia un unico grande flusso di idee. Sarebbe bene quindi guardare ai sentai come unica grande serie dal principio, in cui vi sono picchi e flessioni fisiologiche, a seconda del periodo, delle tematiche e dei talenti messi in campo.

Forse un giorno guarderemo alle serie di oggi con lo stesso sguardo benevolo a cui si guarda a quelle degli anni ’80, non realizzando a pieno quanto seminassero per quelle a venire, quelle idee che verranno ritualmente ripetute per le generazioni successive. Seppellite nei ricordi di decadi ormai trascorse sarà possibile magari ammantarle della dovuta nostalgia, tale che si potrà tranquillamente dir anche di loro che, sì effettivamente, non fanno più i super sentai di una volta.

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