Chronicles of the Ghostly Tribe

Voto dell'autore: 3/5
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E così, anche il regista del colossal City of Life and Death e di The Last Supper si lascia coinvolgere nella regia di un blockbuster fantasy cinese. Il punto di forza è che anziché affidarsi a remake di classici o riduzioni di testi letterari del passato come hanno fatto la maggior parte dei colleghi, si avvicina ad un anomalo romanzo cinese del 2006 scritto da Tianxia Bachang e intitolato Ghost Blows Out the Light (lo stesso romanzo da cui assurdamente è tratto anche Mojin: The Lost Legend, uscito tre mesi dopo).
Iniziando in piena rivoluzione culturale con un’estetica tale da assomigliare a The Big Road di Sun Yu spostato in avanti nel tempo e in chiave fantasy, il film mostra un gruppo di giovani maoisti che lavorano ad una miniera e trovano misteriose ossa e degli altri inquietanti percorsi sotterranei.
Il film si sposta poi nella Pechino degli anni ’80.
Questa ambientazione nella semi contemporaneità e quindi l’utilizzo di location e di scenografie reali impedisce al film di abusare delle pantagrueliche ricostruzioni in computer grafica naif che ammorbano tanti prodotti simili (cosa che avverrà invece in Mojin). A spiccare di più infatti sono proprio le splendide scenografie, specie quelle ambientate in una città abbandonata nel pieno delle lande deserte del Gansu, a nord ovest della Cina. Certo, sul finale il brodo si allunga e l’abuso di CGI arriva come al solito a rovinare tutto, ma il resto del film, specie la prima parte, ha diverse frecce al proprio arco grazie ad una storia originale e ad una resa visiva particolarmente riuscita. Decisamente ispirata ad esempio la sequenza non action in cui i protagonisti si recano in un locale notturno dove sul palco un cinese obeso agghindato da Elvis Presley canta una versione mandarina della canzone tedesca Dschinghis Khan della band omonima (vincitrice del Eurovision Song Contest 1979). Un incantevole corto circuito culturale ultrapop.

Un gruppo di giovani maoisti scopre nelle viscere di una montagna un tempio che collega il nostro mondo a quello dei demoni che non sono altro che i vecchi colonizzatori della terra. Aprono un portale che lascia passare alcune creature ma lascia anche dei segni indelebili sui loro corpi e spiriti. Successivamente negli anni ’80, la ricomparsa di membri della spedizione creduti morti, una strage in una città del deserto, e l’esistenza di una strana associazione segreta porterà tutti i protagonisti nel mezzo di lande sabbiose dove il confronto con il male sarà duro e sanguinario.

Buone sequenze d’azione, storia più originale del solito, attori non particolarmente brillanti, regia epidermica alla narrazione senza particolari sbavature.
Chronicles of the Ghostly Tribe è un blockbuster cinese sopra la media del paese, particolarmente originale ma il cui pregio maggiore -e vale la pena risottolinearlo- sono le scenografie, specie quelle naturali e l’essere radicato in un territorio e nel corso della storia reale. Unito a temi poco popolari e a una violenza abbastanza inedita all’interno del cinema locale, lo rivela come un oggetto innovativo e una buona speranza per una direzione nuova del colossal mandarino.

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