Cinderella

Voto dell'autore: 3/5
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CinderellaHyeon-su è una studentessa presso un istituto d’arte. Sua madre è un chirurgo plastico che ha effettuato interventi di miglioramento estetico su tutte le amiche di Hyeon-su. Le ragazze però hanno tutte notato una strana e terrorizzante presenza spiritica prima di sottoporsi all’operazione e ben presto diventa evidente che la madre di Hyeon-su nasconde un segreto…

La breve sinossi di Cinderella evidenzia subito ciò che il film è: una classica ghost story di gusto tipicamente orientale come abbiamo avuto modo di vederne moltissime negli ultimi anni. Non aspettatevi quindi un prodotto particolarmente originale o innovativo, perchè Cinderella non si discosta troppo dai binari classici e collaudati del genere e questo è sicuramente il più grosso limite di un film che, uscito nel tardo 2006, poteva senz’altro osare qualcosa di più, tentando di proporre degli elementi inediti rispetto alle produzioni passate e non limitandosi a prenderne ispirazione. A parziale giustificazione di ciò, va senz’altro sottolineato che si tratta della prima esperienza di rilievo del regista Bong Man-Dae, sino ad allora autore solamente del film erotico Sweet, Sex and Love (presentato alla sesta edizione del Far East Film Festival di Udine)

Fatta questa doverosa premessa, veniamo all’analisi del prodotto: dal punto di vista visivo Cinderella è molto curato ed evidenzia il gusto nella ricerca di inquadrature d’effetto, tipico della scuola coreana. A riguardo vanno sottolineate almeno due sequenze horror di alto livello presenti all’interno del film, nelle quali il regista dimostra di sapere unire estetica ed efficacia, anche grazie ad un modus operandi del fantasma decisamente potente dal punto di vista dell’impatto visivo. Anche la colonna sonora contribuisce a dare sostanza a Cinderella dal punto di vista tecnico: la musica è quasi assente nella maggior parte del film e ricompare dolcissima nei momenti più drammatici, andando inevitabilmente a toccare la sensibilità dello spettatore.

Cinderella infatti non può essere classificato solo come horror, visto che, soprattutto nella seconda parte del film, l’angoscia e l’inquietudine sono spesso rimpiazzate dalla tristezza e dalla pietà. Sarà anche vero che la storia non brilla per originalità e che il canonico plot twist di metà film è assolutamente prevedibile, ma ciò che ci racconta Bong Man-Dae è una vicenda drammatica e toccante, che va ad affrontare temi importanti come l’amore all’interno della famiglia e l’esasperazione nella ricerca della bellezza estetica, cui spesso condanna la società moderna. Quanto importante è l’apparire al giorno d’oggi per potere avere una vita felice?

Nel valutare Cinderella bisogna quindi stare molto attenti a distinguere fra il “cosa” ed il “come”: il film non ci fa vedere nulla di rivoluzionario dal punto di vista del K-horror, ma nella sua aderenza alle produzioni precedenti riesce ad essere coinvolgente e toccante e ad indurre ad una riflessione. Se ci si approccia al film con la consapevolezza di assistere prima di tutto ad un melodramma, sarà facile farsi trascinare nella vicenda ed arrivare alle ultime ottime sequenze, purtroppo leggermente rovinate da un ambiguo doppio finale che sembra piacere così tanto al pubblico coreano e da cui sarebbe forse meglio rimuovere gli ultimi secondi. In sostanza Cinderella è un buon prodotto, che paga alcune ingenuità, ma che potrà piacere a tutti coloro che amano l’horror come mezzo per parlare di temi non banali.

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