Clan of the White Lotus

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Mettiamo il caso che uno si trovi nella disgraziata, ma non improbabile, situazione di aver visto tutti i film di Liu Chia-liang del periodo classico (1975 – 1985). Che fare? Si può passare alle pellicole del fratello Liu Chia-yung oppure si può vedere Clan of the White Lotus. Questo classico del 1980 rappresenta una delle poche regie di una della massime icone del cinema classico di arti marziali, l’indimenticato Lo Lieh (che aveva esordito dietro alla macchina da presa nel 1973 con Devil and Angel), attore visto in dozzine di pellicole di qualità variabile, normalmente nel ruolo del cattivo. Clan of the White Lotus è un remake? Un seguito? Entrambi e nessuno dei due. Cerchiamo di chiarire per bene come stanno le cose. Nel 1977 Liu Chia-liang dirige il bellissimo Executioners from Shaolin, incentrato sulla distruzione del monastero Shaolin da parte del White Lotus Clan, guidato dal perfido monaco Pai Mei, e sulla seguente vendetta per mano di Hung Wen-tin. Fondamentalmente Clan of the White Lotus racconta la stessa identica storia, il che risparmia al sottoscritto di doversi dilungare sulla trama. Quello che manca nel film di Lo, aspetto che lo rende indiscutibilmente inferiore alla pellicola di Liu, è che viene meno la componente famigliare e quella legata alla tradizione dello stile di combattimento Hung Gar. A Lo dei personaggi o della trama, per non parlare della filosofia delle arti marziali, interessa relativamente poco. No, il suo interesse maggiore è quello di presentare dei combattimenti il più spettacolari possibile e in questo gli viene in aiuto il maestro stesso, Liu Chia-liang, ma non solo. Nei ruoli principali, oltre a Lo, ritroviamo Gordon Liu (nel ruolo che fu di Wong Yue, ossia Hung Wen-tin) e la sempre splendida Kara Hui (Mei-ha). In un piccolo ruolo c’è persino Hsiao Hou, altro pupillo di Liu. Il fatto che quest’ultimo non metteva mano da cinque anni alle coreografie in un film di un altro regista rende Clan of the White Lotus un vero e proprio avvenimento. Nel 1979 Lo aveva già ripreso il personaggio di Pai Mei in Abbot of Shaolin diretto da Ho Meng Hua (The Flying Guillotine, The Vengeful Beauty), ma il meglio doveva ancora venire. Facciamo ancora un passo indietro. In Executioners from Shaolin il personaggio di Pai Mei è interpretato in maniera sublime da Lo, il che ci porta subito alla prima questione. Anche se, parlando di Clan of the White Lotus, in moltissime fonti si indica Lo nel ruolo di Pai Mei, la verità è che il monaco (qui interpretato da un attore diverso) dalle lunghe sopraciglia bianche e dalle palle d’acciaio, muore durante i titoli di testa. Una scena che potrebbe essere benissimo il finale di un ipotetico film precedente. A questo punto probabilmente vi state chiedendo perché nel resto della pellicola si vede Lo vestito e truccato come Pai Mei ed esperto degli stessi stili di combattimento visti nei due film precedenti. Magia del cinema! Naturalmente si tratta del fratello gemello, possibilmente ancora più bastardo (per rendere la storia confusa fino in fondo, il buon uomo non ha nome e viene chiamato solo White Lotus Chief) e con una caratteristica in più: Se Pai Mei aveva il suo punto di forza suprema là dove non batte il sole (per dirla con il titolo dell’ottimo film di Antonio Margheriti del 1974, sempre con Lo Lieh), il fratello può spostarlo a volontà verso ogni parte del corpo. Da qui arriviamo finalmente alla parte più interessante del film e a proseguire il discorso iniziato su Liu Chia-liang. In Liu, l’abbiamo ripetuto più volte, il kung fu è inestricabilmente connesso a una filosofia di vita e a una visione del mondo ben precisa, mentre in Clan of the White Lotus questo aspetto viene completamente a mancare, ponendolo su un livello di puro intrattenimento. Qui entrano in gioco le arti marziali. Le coreografie dei combattimenti e degli allenamenti sono di qualità decisamente superiore, come sempre in Liu, mentre le tecniche mostrate riescono ad essere una interessante variante su quanto visto in Executioners from Shaolin. Nel prologo del film, Hung Wen-tin e Wu Ah-biu uniscono le loro tecniche per battere Pai Mei. Purtroppo per loro, le stesse si rivelano inutili contro il White Lotus Chief e allora Liu si inventa per il film una tecnica nuova di zecca (dove invece in Executioners from Shaolin veniva mostrata appunto la nascita del Tiger Crane Style – in questo caso inefficace -, stile praticato fino ai giorni nostri) e ragazzi che tecnica !

Per battere il White Lotus Chief il nostro Wen-tin deve imparare a ridurre la forza dei propri colpi e con l’aiuto di Mei-ha impara una specie di kung fu femminile (in quest’ottica è interessante notare come il personaggio femminile guadagni di importanza rispetto al film di Liu), che comprende anche esercizi di ricamo (!) e babysitting di un neonato (!!). Il tutto combinato con il Tiger Crane Style di cui sopra. Come se non bastasse, per bloccare tutti i punti vitali del monaco, Wen-tin usa anche decine di aghi d’agopuntura, tanto che ad un certo punto del combattimento finale, Lo Lieh assomiglia più a Pinhead di Hellraiser che a Pai Mei.

Se vi sembra strano da leggere, aspettate di vederlo. Le scene di allenamento sono tutte splendide e alcuni combattimenti mano contro spada, che vanno rivisti almeno due volte per essere apprezzati nella loro spettacolarità, sono portati all’estremo della verosimiglianza. Clan of the White Lotus non aggiunge nulla a Executioners from Shaolin, ma l’intenzione non era certo quella. Il film di Lo è un Kung fu movie con una trama standard (e in quanto tale leggermente ripetitivo), ma che viene elevato a livelli superiori grazie ad un tono di fondo ironico da non sottovalutare, dagli attori e soprattutto dalle bellissime ed elaborate coreografie, il che non è poco. Gordon Liu e Lo Lieh sono perfetti nei rispettivi ruoli, ma la vera delizia è Kara Hui che interpreta il suo personaggio (per non parlare della performance marziale) con una grazia ed una classe, come poche altre attrici del periodo. Il film va visto solo per lei. Il sospetto che Liu possa aver fatto qualcosa di più delle coreografie rimane … comunque sia, another Shaw Brothers Classic.

Nota a margine: Per i detrattori di Quentin Tarantino, Clan of the White Lotus è una vera festa. Oltre a un pezzetto di colonna sonora ed alla “Five Point Palm Technique” (versione ridotta del qui mostrato “Hundred Steps Soul Catching Fist), Yuen Woo Ping ha ripreso per l’allenamento di Beatrix praticamente le stesse coreografie (eseguite da Yang Ching-ching) viste nel film di Lo, che avrebbe dovuto interpretare Pai Mei anche in Kill Bill (2004), se non fosse mancato poco prima delle riprese. Il suo personaggio rimane consegnato all’eternità.

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