Cold War

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,60/5: 5 voti]

coldwarRegia e sceneggiatura a quattro mani per questo Cold War con due esordienti dietro alla macchina da presa ma in parte veterani in altre mansioni. Il primo dei due, Sunny Luk Kim-Ching, è stato assistente in 76 film e ha recitato in 53 mentre l’altro, Longmond Leung Lok-Man, è stato art director in quasi una decina di titoli. Un film ricco questo Cold War, una bella sorpresa in una Hong Kong che sembra sempre un po’ in agonia ma che ogni tanto alza la testa. Ci troviamo in un thriller, poliziesco, investigativo corale, che scava nelle magagne delle forze dell’ordine intessendo trame e sottotrame di un film molto scritto, più sulla linea degli Infernal Affairs che dei noir introspettivi di Johnnie To, giusto per elencare dei riferimenti. Le tre case di produzione erano già dietro al nefasto Nightfall e di quello si avvertono i pregi, ovvero la patina internazionale, lo sfarzo e il tentativo di costruire un film robusto, a metà tra il successo appunto degli Infernal Affairs, la vena patinata del cinema coreano, senza inimicarsi troppo il mercato cinese; in quest’ultima tendenza è però in bilico perché se da un lato va a mostrare il marcio delle forze dell’ordine, nel pre finale emerge la solita schiera di retorica e di happy end, soverchiati in un attimo in un altro controfinale più nero. Strane scelte, non sempre allettanti per l’apparato di censura mainlander. Il film è ricco, regala delle riprese aeree di Hong Kong tra le più belle mai viste e alcune sequenze di innegabile fascino ed efficacia; alcune prettamente narrative ed emotive, inaspettate, altre tipicamente action, come l’ottimo inseguimento automobilistico iniziale o l’illuminante duello sul tetto di un grattacielo a colpi di fuochi d’artificio.

Il budget si nota anche nel cast straordinario di attori quasi tutti veterani, con comparsa di due storici Andy Lau e Michael Wong Man-Tak. Da Tai Chi Zero arrivano invece Tony Leung Ka-Fai e Eddie Peng Yu-Yan, là nemici, qua padre e figlio. Un film a tratti teso, controllato, sicuramente inaspettato. Il film era in apertura al 17esimo Festival di Busan ed è uscito contemporaneamente ad Hong Kong in Cina e a Macau. Mostra una Hong Kong suggestiva, luminosa e moderna, stupendamente fotografata, quasi inedita e mostra una possibilità per il cinema locale di essere competitivo anche senza il supporto dei finanziamenti mainlander.

CONDIVIDI: