Colic

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ColicColic era l’horror thailandese più atteso dell’anno. Il film in questione aveva creato delle aspettative mastodontiche grazie ai suoi poster promozionali realmente abominevoli (li vedete pubblicati su questa pagina) in cui venivano mostrate violenze ultragore nei confronti di neonati, roba da rendere i tanto chiacchierati poster promozionali di Saw e Hostel come materiale premaman (appunto). Al contempo anche i primi trailer messi in circolazione sembravano mantenere le aspettative mostrando del materiale ad alto tasso emotivo. E’ una strategia ormai consolidata in Thailandia, lanciata forse da prodotti come Art of the Devil e seguita pedissequamente –visto il successo- da film come appunto Colic, The Committment o Ghost Mother, in un continuo rilancio verso l’alto delle vette del gore e dell’estremo, felicemente millantate. In alcuni casi poi, come in Art of the Devil II, a scapito di una narrazione non proprio fine, le sequenze shock abbondano fino a divenire forse l’unica attrattiva del prodotto, in altri casi vengono del tutto disattese come nel pessimo The Committment. Colic si pone nel mezzo. Partendo da un tema spesso affrontato nell’horror locale, quello della maternità (The Unborn, The Eye 2, Seven Days in a Coffin) il film vive di due anime distinte, la prima, quella riuscita, prettamente narrativa e basata sulla tensione pura, epurata da sovrastrutture ed effetti come nel migliore horror nipponico (i primi 20 minuti sembrano visivamente clonati da un film coreano); l’altra anima è quella della messa in scena forzata di inserti ed eventi climax, ammorbati da un pessimo 3D utilizzato con “fotorealismo”, effettacci, metraggio ridondante che mina le fondamenta del film sgretolandone la portata vitale. Ed è un gran peccato, visto che la prima mezz’ora in cui quasi nulla succede fa presagire un ottimo film. Ma il proseguimento della  narrazione che continua ad inserire piste, sottotrame, eventi minori, abbassa di molto il rigore e la suggestione indotta facendolo slittare da un’ottima promessa ad un filmaccio medio. Il “colic” del titolo sono le cosiddette “colichine”, ossia accessi di pianto del bambino senza particolari spiegazioni che nel film in questione assumono ovviamente aspetti sovrannaturali.
Una coppia si trasferisce in una nuova casa per dare alla luce un bambino che nascerà il giorno stesso in cui una pittoresca e inquietante vicina di casa si suicida dandosi fuoco. Da quel momento la vita dell’infante sarà percorsa da continue crisi di pianto alternate a eventi luttuosi, mentre i nervi dei due genitori iniziano a lacerarsi mettendo in seria difficoltà il rapporto di coppia.
La spiegazione è ovviamente sovrannaturale. Buone le performance di tutti gli attori e sapiente la regia (specie nella prima parte più rilassata), ma purtroppo parzialmente le aspettative mal riposte, in parte la tiepidità del film, non riescono a soddisfare uno spettatore in cerca di emozioni forti o –almeno- di qualche tocco di classe tipico dei pezzi buoni dell’horror più introspettivo. Purtroppo Colic si rivela una parziale delusione.

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