Coming Soon

Voto dell'autore: 3/5
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Coming SoonLo sceneggiatore di horror thailandesi ormai noti anche in occidente del calibro di Shutter e Alone passa alla regia e ci regala questo Coming Soon che per molti elementi rimane coerente con le sue precedenti scritture. Siamo dalle parti di The Screen at Kamchanod, film mica scemo, accantonato con fin troppa facilità da un po’ tutti quando in realtà era colmo di riflessioni intratestuali, metacinematografiche e semiotiche non indifferenti. Certo, non tutto funzionava e finiva esattamente nel punto peggiore in cui poteva terminare ma era un film consapevolmente intelligente. Questo funziona allo stesso identico modo e il suo problema è lo stesso e paradossalmente fa parte del lavoro primario del regista ovvero la sceneggiatura;  purtroppo troppi eventi vengono vissuti con allarmante semplicità dai personaggi, troppi snodi troppo casuali si avvicendano e la già nota voglia del regista di accantonare elementi rubacchiati qua e là sbilanciano in negativo il peso del film. Perché c’è davvero posto per tutto in questo Coming Soon, dalla fantasmessa dalla bocca squarciata delle leggende metropolitane giapponesi, alle origini del Freddy Krueger di Nightmare, a visioni che arrivano dirette dal The Eye e affini.

Peccato perché da una parte funziona innegabilmente (regalando numerosi salti sulla poltroncina) dall’altra propone di tanto in tanto alcune intelligentissime e accattivanti sequenze anomale di oggettiva inventiva e suggestione, incluso il finto finale metafilmico. Ed è infatti quando universo reale e universo filmico collidono che Coming Soon (come nel già citato The Screen) spara i suoi colpi migliori. Peccato che il tutto accada in sole due o tre occasioni.

Un film horror sta per essere proiettato in tutte le sale thailandesi; la storia narra di una donna deforme che ha perso i propri figli, rapisce quelli del villaggio e li priva degli occhi per donare loro l’illusione di essere a casa. La furia dei genitori si riverserà sulla sventurata, che finirà impiccata. Chi vede il film muore. A farne le spese “in anteprima” sono una maschera del cinema, poi un pirata audiovisivo. Il prossimo della partita sembra essere il protezionista, l’unico che cerca (come in Ring) di risalire alle origini della maledizione.

Le false piste e i voli pindarici equivalgono alla sezione di pura paura priva di trama di The Screen (di nuovo), quasi due film gemelli. Purtroppo non tutto funziona e il film riesce a convincere solo in parte. Una buona prova comunque per un cinema horror thailandese attualmente fonte di innumerevoli, infinite riflessioni sul genere.

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