Corazon: Ang Unang Aswang

Voto dell'autore: 3/5
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Nel 2008 Richard Somes aveva diretto Yanggaw, visione molto personale della figura del folklore locale dell’aswang, sorta di demone femminile affamato di neonati. Come accennato, l’approccio era stato consapevolmente rivoluzionario, mutando la mostruosità in una sorta di malattia dai connotati tossicologici con relativo melodramma della crisi d’astinenza. E’ su questo set che il regista viene colto dall’idea di insistere su questa strada e offrirne una visione ulteriormente innovativa. Nel 2012 quindi riesce a girare questo Corazon, film che necessita di un approccio molto più scritto per giustificare l’assunto di base della storia. Così il film parte in maniera estremamente pacata, avanza per gradi, esplode e procede per svolte che rimandano a indizi precedentemente disseminati. Certo, a tratti sfilacciato e con alcune sottotrame a vuoto, ma, di nuovo, l’idea di base è geniale e lo sfruttamento della figura dell’aswang di nuovo particolarmente innovativa.

Il film si svolge dopo la guerra in cui i Giapponesi hanno lasciato forti ferite nei territori rurali. Corazon (la bella e brava Erich Gonzales, una bellissima starlette che non ha paura a scalfire la propria immagine e che ritroveremo anche in Mariposa in the Cage of the Night) una ragazza sfruttata appunto dagli invasori come prostituta ha ora un uomo a fianco, Daniel (Derek Ramsay), che si prende cura di lei anche se è mal vista dall’intera comunità. Il problema della coppia è che ormai da tempo non riescono ad avere figli. Si rivolgono così ad una santona che convince la ragazza a portarsi per un periodo in isolamento al fine di pregare un santo che dovrebbe favorire la maternità. L’opera funziona e la ragazza rimane finalmente incinta tra la gioia del compagno e dei suoi amici. Ma nel momento del parto il bambino nasce morto e Corazon rifiuta di separarsi dal cadavere. Le tensioni e il senso di colpa fanno impazzire la ragazza che, ispirata inconsapevolmente dall’atteggiamento traumatizzante di alcuni animali che aveva visto precedentemente, prima divora il corpo del figlio e poi inizia a ghermire tutti i bambini della comunità. Nascosta tra i boschi e le radure locali inizia a vedere sfiorire la propria bellezza e a mutare di aspetto assumendo quello di un “demone”.

L’orrore è di nuovo bagnato di melodramma e si palesa come espressione del trauma e della pazzia, della perdita e del senso di colpa. Più robusti i mezzi investiti nel film ma comunque sommessa la spettacolarità, e l’apparato horror che rimane poco sopra le righe e sempre nei binari di una verosomiglianza. La differenza col precedente Yanggaw è che rispetto a quello, Corazon ha solo una patina leggermente più patinata e luminosa, vagamente più popolare come proposta verso il pubblico. Il film è stato uno dei maggiori venti incassi dell’anno e il migliore per un film indipendente del 2012. Utilizzando un metodo di scrittura simile, seppur diametralmente opposto nei contenuti, lo stresso anno il regista girerà il suo capolavoro, quella straordinaria opera sovversiva di Mariposa in the Cage of the Night.

 

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