Crazy Cops

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Crazy CopsCi sono diversi modi per farsi del male. Prendersi le dita a roncolate, stendersi su un letto di chiodi, ingoiare dei pezzi di vetro. Oppure, se si vuole aggiungere al danno anche una beffa non indifferente, acquistare il dvd di Crazy Cops. Un film di una bruttezza epocale, scritto male, girato peggio ed interpretato in maniera abominevole. Ma andiamo con calma. Crazy Cops vorrebbe raccontarci la storia di un giovane poliziotto “workaholico” (neologismo inventato sul momento, anche perchè temo di non essere a conoscenza di un termine italiano atto a descrivere un “drogato dal lavoro”) e del suo arrivo nel distretto 191 di Bangkok, dove viene affiancato ad un vecchio agente esperto nella nobile arte del dolce far niente. Ai due impavidi e caratterialmente contrapposti poliziotti si aggiunge una reporter, molto carina, alla quale viene assegnato il compito di seguirne le gesta e di documentarle per il giornale “Crime News”. Tutto molto bello, tutto molto simpatico. O almeno così sembra. Purtroppo il tutto è messo insieme all’insegna del dilettantismo più sfrenato e ciò traspare palesemente attraverso ogni singolo aspetto del film, sin dagli aberranti titoli di testa realizzati in una dozzinale computer grafica. Poi? Abbiamo una regia fatta di continui dialoghi in primo piano, di evidente e ben poco nobile derivazione televisiva. C’è una serie di attori da far venire il mal di pancia, tra i quali spicca il protagonista Danai Samutkochorn, già visto in Body Jumper (altro esempio di pellicola da evitare come la peste, sebbene almeno lì qualcosa di buono ci fosse) che in questo caso da – se possibile – il peggio di sé; al suo fianco Pairoj Jaisingha, il sosia thailandese di Ng Man Tat (che non possiede però nemmeno un decimo del carisma e della bravura della controparte cantonese) e la giornalista Buntita Thanwisate, davvero molto carina per carità, ma che non si può vedere mentre tenta invano di recitare. La chicca delle chicche, comunque, è senz’altro la colonna sonora, ovvero quanto di più fastidioso ed invadente si sia mai potuto pensare di concepire per l’arrangiamento musicale di un’opera cinematografica: una serie di canzoncine sciocche e scomposte che stuprano ogni minuto del film senza fermarsi un momento – innescando nello spettatore una crescente voglia di prendere a sberle chiunque abbia realizzato tale inascoltabile lamento. Viene da credere che la registrazione del suono di una serie di rastrelli arrugginiti che graffiano una vecchia lavagna sarebbe senz’altro risultata più adatta ed armoniosa nell’accompagnare le già fin troppo patetiche immagini del film. La storia dei nostri tre eroi si dipana nella noia e nello sconforto più assoluto per lo spettatore, mentre sullo schermo non succede praticamente nulla – è meglio ripetere: praticamente nulla – ed i pochi colpi di scena (parole grosse) sono telefonatissimi e non provocano nemmeno mezzo sussulto. Fortunatamente, c’è ancora un po’ di spazio per la perla finale. La storia parallela di un personaggio secondario, interpretato dall’onnipresente Ampon Rattawong (già visto nei panni del poliziotto in Spy Next Door e nell’orrido Curse of the Sun, ma artefice anche di innumerevoli comparsate in film più importanti come Ahingsa – Stop to Run o The Bodyguard), non ha assolutamente nulla – è meglio ripetere: assolutamente nulla – a che vedere con la vicenda principale, si svolge nella mancanza d’interesse più totale e sembra aggiunta al resto in maniera puerile solo per allungare la già imbevibile brodaglia. Continuare con la lista degli insulti non avrebbe senso, Crazy Cops è uno dei film più genuinamente brutti, inutili e noiosi che l’arte cinematografica avesse mai potuto accogliere all’interno del suo sacro tempio: perdere oltre un’ora e quaranta minuti della propria vita nel cercare di trarre un qualsiasi divertimento da un simile prodotto non ha scopo. Molto meglio – ad esempio – concentrare le proprie forze nel fissare per lo stesso lasso di tempo una bella parete bianca. Almeno non c’è quella terribile colonna sonora ad irritare i timpani.

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