Crazy Lips

Voto dell'autore: 4/5
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Crazy LipsSasaki Hirohisa è assolutamente un regista da tenere d’occhio. Che stia nascendo un nuovo Miike? Crazy Lips inaspettatamente, è uno stupendo gioiello del surreale, del nonsense, dell’estremo-estremamente stylish fatto carne (e sangue). Inutile/impossibile/difficile raccontarne la trama soprattutto dopo l’improvviso deragliamento narrativo che il film prende appena piantate le fondamenta della storia.

Quattro ragazze vengono uccise e decapitate e dell’omicidio è incolpato un giovane che si da alla fuga e fa perdere le proprie tracce. La sua casa però, dove vive la famiglia, ossia madre e due sorelle (il padre era già stato giustiziato in passato) viene presa d’assedio da giornalisti invadenti, poliziotti strafottenti e folla prossima al linciaggio. La sorella minore (Miwa Hitomi), convinta dell’innocenza del fratello assume un’ambigua maga e il suo assistente per scoprire la verità. Questa manda gli spiriti decapitati delle ragazze a caccia delle proprie teste e prende possesso della casa in modalità immediata e violenta. L’assistente della donna stupra ogni essere femminile che le passa vicino e obbliga la sorella minore ad accoppiarsi con un cadavere impiccato ancora appeso mentre lui la prende da dietro. Poi è il caos; sequenze musical, poteri omicidi, sangue a fiumi, arti marziali (kung-fu, oltretutto discretamente coreografato), incesto, scalpi e un continuo susseguirsi di inspiegabili corse verso le vette dell’assurdo, in un avvicendarsi di situazioni grottesche sempre più spinte verso l’estremo.

Nell’allucinante prova di attori, non si può non notare un sempreverde Otsugi Ren (Hana-Bi) che balla in top con un fallo finto che si infila in bocca prima di suicidarsi (!!!). Avvolgono l’opera delle musiche anomale e assolutamente calzanti di Gary Ashiya (Ju-On, Cure).Il risultato finale è un film che fonde i più disparati umori, dal sesso evocato da un ideale moderno Walerian Borowczyk nippo-pop, alla disgregazione familiare di Visitor Q, fino alla follia musicale dell’Happyness of the Katakuris, entrambi di Miike Takashi .

Insomma, il film nel pieno della propria follia coinvolge dei talenti di ogni campo dell’arte per creare un prodotto  eccellente sotto tutti i punti di vista. Dalle già citate ottime musiche fino alle coreografie pertinenti (e si spiega il perché) ad opera dell’hongkonghese Xiong Xin Xin (The Blade). Elemento ancora più paradossale è che la produzione di questa opera impossibile sia in mano alla Omega Project, responsabile di film del calibro di Ring e Audition. Insomma, cinema mai visto in occidente e possibile solo in pochissime zone dell’Asia. Assolutamente da recuperare, per stomaci abbastanza saldi. Dell’opera esiste una sorta di “sequel” (notate le virgolette) intitolato Gore from Outer Space.

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