Crazy n’ the City

Voto dell'autore: 3/5
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Crazy n' the City In One Nite in Mongkok veniva mostrato un nuovo indirizzo della succursale dell’inferno, la zona di Mongkok. Stavolta è un’altra frazione urbana a farla da padrona. Scavalcato il Victoria Harbour approdiamo sull’isola di Hong Kong e sprofondiamo nelle meraviglie di Wanchai, crocevia di modernità e passato statico, di storie piccole e grandi e al contempo sia piccole che grandi. La differenza è tutta nelle mani del creatore del film, James Yuen, un regista e sceneggiatore “in sottovoce”. E’ tutta qui l’abilità di questo uomo di cinema, di rendere coinvolgenti e grandi, storie umane piccole e ordinarie, drammi minuscoli, familiari. Storie raccontate sottovoce ma capaci di emozionare anche quando esse non sono raccontate in modo del tutto perfetto come in questo caso. Uno sguardo al suo passato di sceneggiatore ne è la prova, film piccoli, spesso dolci, apparentemente trascurabili ma fonte di sorprese inaspettate come nel caso di Clean My Name, Mr. Coroner! o Lost in Time.

E questo Crazy n’ the City è un film in assoluta controtendenza nel raccontare le storie degli sbirri di Hong Kong in perenne placido pascolo per le vie frenetiche di Wanchai, vie in cui non succede mai nulla e in cui l’unico confronto con la morte o con i destini avversi è nelle mani (o zampe) dei gatti che diventano vittime, protagonisti e meccanismi di svolta di situazioni in equilibrio precario. Tutto il contrario dei poliziotti violenti e sofisticati di Johnnie To o di tanti eroi e/o corrotti di questo cinema. E il film va avanti silenzioso, tra lunghe chiacchiere mai noiose, piccoli gesti, appiccicandosi addosso ai personaggi e ai loro destini, monitorando ogni loro evoluzione caratteriale, raggiungendo talvolta picchi di pathos o derive melodrammatiche fin troppo improvvise e talvolta retoriche ma che non riescono loro malgrado a scalfire la bellezza del film nè a far perdere il coinvolgimento dello spettatore.

Tutto questo logicamente grazie ad un cast solidissimo e variegato, volti nuovi (Chloe Chiu Suet-fei, Yan Ng), volti ormai collaudati (Eason Chan, Joey Yung, Francis Ng, Alex Fong, Hui Siu-hung, Sam Lee) e volti del passato, tristi e nostalgici (Waise Lee, Kara Hui). L’eterno incontro/scontro tra il poliziotto navigato (Eason Chan) e la recluta entusiasta e ligia al dovere (Joey Yung) è il fischio di inizio della narrazione. Da qui è un folle e inaspettato intersecarsi di situazioni emotivamente forti, ironiche e alla fine violente e commoventi, tutto entro il limite fisico (esemplare il finale sul segnale delimitatore) di Wanchai.

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