Crazy Romance

Voto dell'autore: 3/5
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Si crede che le commedie romantiche abbiano il potere di attrarre allo schermo un certo tipo di spettatore in particolare, ma spesso e volentieri escono nuove pellicole che con la loro originalità riescono a raggiungere anche chi generalmente preferisce altri generi.

È questo il caso di Crazy Romance, opera del 2019 diretta dalla regista coreana Kim Han-Gyul (al suo primo lungometraggio), che ci presenta una storia allo stesso tempo ordinaria e fuori dal comune.

I protagonisti sono Jae-hoon e Sun-Young, rispettivamente interpretati dal celebre Kim Rae-Won e dalla dolce Kong Hyo-Jin, i quali dopo aver recitato nello stesso drama chiamato Snow Flakes del 2003, tornano a collaborare insieme. 

Il film in questione presenta una trama interessante, che si potrebbe definire insolita seguendo l’idea stereotipata che si ha delle commedie romantiche. Il rapporto tra i due infatti, si crea in maniera molto casuale (diventano colleghi di lavoro), e si sviluppa, non senza intoppi, grazie alla decisione di entrambi di volersi aprire l’un l’altro. Lui, traumatizzato da una storia d’amore finita improvvisamente a causa di un tradimento, è ormai allo sbaraglio, e beve fino a tarda notte ogni volta che esce dall’azienda. Si nota subito infatti come non abbia molta cura della propria dimora, e di come la ferita subita sia ancora aperta. Anche lei esce da una relazione, la quale si è conclusa con un uomo che, caratterizzato da comportamenti puerili e in certi casi a dir poco ridicoli e irritanti, ci fa immedesimare in quella che è l’attuale vita quotidiana della protagonista. Alla fine tra i due sboccerà l’amore, dopo aver condiviso momenti di allegria e litigi, e dopo aver forse capito che nel caso si volesse ricominciare una bella relazione con qualcuno, aver superato i 30 anni non è poi tanto un male come la società vuole far loro credere.

Dalla pellicola non emergono però solo aneddoti legati meramente all’innamorarsi a vicenda. Sono infatti fortemente presenti riferimenti alla società contemporanea coreana, la quale purtroppo ogni tanto è caratterizzata da un certo tipo di pressioni e di difficoltà che si potrebbero osservare in certi contesti.

Significative sono le scene in cui Sun-Young subisce trattamenti ingiusti e fastidiosi per mano dell’ex fidanzato e la malignità dei pregiudizi dei propri colleghi di lavoro. Al giorno d’oggi infatti, può succedere di essere diffamati sui social e di subire molto stress, cosa che in certi casi  porta addirittura a dover lasciare il proprio lavoro, come accade nel film.

Per chi scrive però, la regista ci vuole comunicare che sebbene si possano subire questo tipo di ingiustizie, può esserci una persona che ci accetta, ci apprezza, e che ci aiuta ad andare avanti nonostante le avversità. E come lo fa? Raccontandoci la storia di due persone ordinarie, in cui molti spettatori potrebbero riconoscersi.

La regista stessa ha raccontato di essersi ispirata a storie realmente accadute e sentite da persone che conosce. Da qui viene anche il nome originale del film, di significato opposto al titolo internazionale, e che può essere tradotto come “La più comune delle storie d’amore”. Un modo di vedere le cose dunque allo stesso tempo comune, per ciò che si racconta, e originale per come ci viene esposto.

Gli appassionati o coloro più curiosi riguardo la cultura coreana troveranno in quest’opera una deliziosa descrizione della vita quotidiana in Corea. Da come funzionano le aziende, sia sul posto di lavoro che durante le gite organizzate dal direttore, fino al classico karaoke (in coreano, “norebang”) che è un diffusissimo modo per divertirsi e passare il tempo.

Infine da non sottovalutare anche le bevute insieme, considerate molto importanti per conoscersi meglio e diventare più intimi. Un ottimo modo per ritrovarsi catapultati improvvisamente in locali e viuzze notturne, accompagnate dalla magica atmosfera dell’ancora non troppo freddo autunno coreano.

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