Creepy Hide and Seek

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Un appendice al J-horror di fine/inizio millennio è giunto intorno al 2007 creando un nuovo remunerativo boom tematico interno al genere. Dopo tanti film seriali basati su figure tipiche, su franchise varie (dai Tomie agli Hanako san, dai Ring ai The Call, dai The Eye ai The Grudge) sorprendentemente il cinema giapponese continua a scoprire e sfruttare nuove e vecchie figure, rinnovando da un lato il genere ma al contempo ripercorrendone stilemi e visioni con una certa ostentata ripetitività.

Stiamo parlando del Hitori Kakurenbo, sorta di nascondino della paura, da “giocare” con i fantasmi. Il tutto esordisce nei soliti canali telematici basati sulle leggende metropolitane e sull’occultismo e in breve tempo viene trasposto in film nel 2008. Quello di cui parliamo qui è il sequel diretto, realizzato con un budget più dignitoso l’anno  successivo e a cui seguirà nel 2010 un altro titolo privo di continuità. E’ boom. Dal 2009 a gennaio del 2011 vengono prodotti altri 5 episodi per il video e due serie TV.

La base narrativa comune è la seguente; in un canale web più persone si danno appuntamento entro un’ora per partecipare in diretta (seppur in differita geografica) contemporaneamente a questo gioco. Le regole dettano di prendere un bambolotto o peluche, sbudellarlo e riempirlo di riso, legarlo con un nastro rosso e buttarlo in un contenitore d’acqua (lavandino, bacinella, vasca) in bagno. Spegnere tutte le luci, accendere la TV, dare un nome al pupazzo, chiamarlo, nascondersi con un bicchiere d’acqua, opportunamente salata, in mano.

Da questo film non si comprende bene il metodo di salvataggio, legato all’acqua da lanciare al fantasma in arrivo visto che tutti i partecipanti mostrati periscono. E il giorno dopo nello stesso canale web i sopravvissuti commentano le notizie di cronaca relative a sparizioni notturne della sera precedente.

Il film in questione a basso budget ma resa visiva tutto sommato dignitosa, si lega formalmente ai già citati J-horror buoni; ritmo pacatissimo, spesso eccessivamente diluito, ostentato di maniera nelle sue lungaggini, pochi effetti, evocazione emotiva tramite effetti sonori. Al tutto una fotografia poco contrastata, molte riprese in macro, e una buona gestione della partitura del quadro.

Efficace e suggestivo, talvolta lievemente spaventoso, il film però trasuda un sentore di già visto oltre a mostrare un character design dello yurei di turno poco incisivo e personale.

Imperdibile quindi per scoprire a studiare una nuova onda popolare locale, ma come film in sé non dista più di tanto da molti film già prodotti in loco negli ultimi 10 anni.

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