Creepy

Voto dell'autore: 4/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 1 voti]

Dopo un decennio Kiyoshi Kurosawa torna ad un horror puro, non sappiamo quanto per esigenze produttive o slanci espressivi. Il fatto è che miracolosamente nulla sembra cambiato. E no, non perché ci troviamo di fronte ad un film di maniera, ma perché lo stile e il polso è lo stesso o quasi dei suoi capolavori.
Non uno stile -o atmosfera- che ricorda quello degli horror della new wave dei ’90, ma esattamente l’impronta autoriale e l’atmosfera specifica dei sui terrificanti Kairo (Pulse) e Cure. Certo, la storia tratta da un racconto di Yutaka Maekawa è sicuramente meno radicale ma lo è la coerenza e il talento nella messa in scena.
Il protagonista Koichi Takakura (Hidetoshi Nishijima) è un ex poliziotto che come “hobby” sta indagando ad un caso irrisolto avvenuto anni prima. Presto inizia a trovare inquietanti parallelismi tra gli avvenimenti di quel caso e quelli del suo presente, legati alla presenza di un preoccupante vicino di casa.
Più volte Kurosawa guarda alle proprie origini, alla cacofonia sonora e a dei giochi di camera fusi a un uso della fotografia magistrale.
A metà film un assolo, che è una delle sequenze più belle del 2016 cinematografico e della sua intera carriera. Ed è un semplice lungo dialogo. Mentre il poliziotto incalza una testimone e entrambi si spostano nella geografia di una stanza, gli ambienti si fanno più cupi, la luce scema, fuori da una parete a vetro si fa buio e la gente nel cortile lentamente scompare. Il dialogo si evolve con una luce sempre più crepuscolare e a tagli che diviene sempre più nera e rende quasi impercettibili le figure umane mentre l’audio eleva componenti industrial cacofoniche. Infine, nella risoluzione del confronto, l’audio si ricompone e la luce lentamente reinvade tutti gli ambienti. Un pezzo di messa in scena di incredibile inventiva e di rarissima resa.
Film inquietante e a tratti terrorizzante, pregno della disperazione e del nichilismo del regista si affianca ad un’annata miracolata per il cinema giapponese.

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