Crows Zero

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Crows - Episode 0Miike Takashi is back on the track! Dopo la parziale delusione di Sukiyaki Western: Django eccolo tornare in splendida forma con questo Crows – Episode 0, un action dall’ambientazione scolastica – tratto dal manga di Takahashi Hiroshi – che ha sbancato il box office nipponico della stagione cinematografica 2007/2008. Un film che funziona benissimo sia sul piano del puro intrattenimento – mai prima d’ora si era visto un lavoro di Miike così ritmato, privo dei suoi caratteristici rallentamenti comunque funzionali alla costruzione dell’atmosfera – che come riflessione nostalgica sul periodo giovanile del regista, oltre che summa di una cospicua parte dei suoi precedenti lavori. Per sua stessa ammissione, il regista non è mai stato uno studente modello, anzi, piuttosto che passare le sue giornate chino sui libri era solito bighellonare assieme ai suoi coetanei – quelli come lui allergici allo studio –  barcamenandosi tra corse in motocicletta e partite a pachinko, oltre agli inevitabili scontri tra gang giovanili. Un’adolescenza rock and roll, insomma. Del resto, persino la sua scelta di intraprendere il corso da cineoperatore in quel di Yokohama è stata dettata dal fatto che non fosse necessario superare nessun esame di ammissione per riuscire ad entrarvi, e il resto, come si suol dire, è storia.

In Crows – Episode 0 ci si ritrova quindi dalle parti di pellicole quali Young Thugs: Innocent Blood (Kishiwada shônen gurentai: Chikemuri junjô-hen – 1997) e Young Thugs: Nostalgia (Kishiwada shônen gurentai: Bôkyo – 1998), secondo e terzo capitolo della trilogia basata sui racconti autobiografici di Riichi Nakaba, ma anche di Dead or Alive 2: Birds (Dead or Alive 2: Tôbôsha – 2000), benchè in questi casi la componente prettamente nostalgica sia messa in secondo piano rispetto a quella del puro intrattenimento: se le pellicole sopracitate rappresentano alla perfezione lo spleen del regista, velate come sono di una leggera vena melancolica, in questo film viene enfatizzata la componente ludica dell’adolescenza, coi giovani che giocano a fare i grandi. Lo spunto che sta alla base di Crows (non certo originalissimo, già ci sono stati – per fare un paio di esempi – Blue Spring di Toyoda Toshiaki o il coreano Volcano High di Kim Tae-gyun), che fa perno su bande di ragazzi in lotta per la supremazia all’interno di un istituto scolastico, si sposa infatti alla perfezione con la tematica miikiana della giustapposizione tra  purezza ed innocenza proprie dell’età giovanile e violenza e colpevolezza caratteristiche dell’età matura; è facile quindi rilevare come nonostante le numerose scene atte a rappresentare i protagonisti darsele di santa ragione, al termine del film non vi sia nessuna vittima permanente, essendo la morte elemento estraneo alla fase dell’esistenza su cui il film focalizza l’attenzione. Persino l’intervento di personaggi adulti che vivono quotidianamente a stretto contatto con la triste mietitrice, come il boss yakuza interpretato da Kenichi “Visitor Q” Endo – regular miikiano – o l’intero team medico che opera il giovane Tokio, sono in grado (in modi diametralmente opposti) di scongiurare il pericolo di morte che grava sui giovani soggetti, che in un primo momento sembrano destinati ad una fine prematura. Fatta eccezione per questi personaggi e una manciata di comprimari, tra cui Takaya Hideo (interpretato da Kishitani Goro, l’indimenticabile Ishimatsu Rikuo di Graveyard Of Honour), lo yakuza genitore del co-protagonista Genji, gli adulti sono tenuti sempre ai margini e non riescono mai a rendersi protagonisti: non è un caso che nella scuola in cui si ambienta la vicenda non si vedono mai né il preside e nemmeno gli insegnanti, se non per una fugace apparizione nelle primissime scene (in cui è evidente quanto questi siano incapaci a controllare gli scalmanati studenti). Lo spirito fumettoso è qui ripreso alla perfezione, così come succedeva in altri eccellenti lavori del regista quali Fudoh: The New Generation (Gokudo Sengokushi: Fudo – 1996) o Ichi the Killer (Koroshiya 1 – 2001), due film coi quali Crows – Episode 0 condivide più di qualche punto in comune: si pensi ad esempio alle numerose scene di combattimento, in cui ogni colpo andato a segno è eccessivo sin dal suono esplosivo che produce, dove i corpi prendono letteralmente il volo (ma, come si diceva poc’anzi, non sono mai letali) e spesso e volentieri suscitano più che altro ilarità – su tutte, la scena della palla da bowling, uno dei momenti più esilaranti dell’intera filmografia miikiana. Tutti i personaggi, nonostante vestano quasi esclusivamente di nero come i corvi (l’istituto che frequentano si chiama Suzuran Boys High School, ovvero “scuola dei corvi”), sono degnamente rappresentati grazie ad improbabili pettinature, mascherine sul volto e caratteristiche fisiche enfatizzate all’eccesso (l’enorme ragazzona sfigata dall’esile vocina), e rispecchiano in maniera pedissequa quelli del manga di Takahashi.

Persino l’ambientazione, con le splendide location suburbane in pieno street-style (ma nel film non viene specificato dove si trovi esattamente la scuola) enfatizzate dalla splendida fotografia dai toni scuri/grigiastri di Furuya Takumi, dona all’intera pellicola un’atmosfera irreale e cartoonesca. La vicenda ivi rappresentata non è una novità per chi già bazzica in territori miikiani; come nei già citati Fudoh o Ichi, ma anche e soprattutto nella trilogia di Dead Or Alive o nel sottovalutato The Way To Fight (Kenka no hanamichi: Oosaka saikyô densetsu – 1996), anche in questo caso il film è basato su due personaggi carismatici (e rispettivi seguaci) che si rincorrono di continuo senza mai scontrarsi direttamente, fino a giungere all’inevitabile duello  finale. La trama di Crows – Episode 0 infatti, focalizza l’attenzione sul nuovo arrivato Genji, figlio di un boss della yakuza anch’esso ex studente dell’istituto, determinato nell’intento di voler unificare tutte le bande della scuola in un unico gruppo, guidato da un solo leader (non è difficile immaginare quale), un’impresa già tentata senza successo dal padre diversi anni prima. Costui deve però fare i conti con l’attuale boss della scuola, Serizawa Tamao, che nonostante la sua faccia da angioletto pare sia un formidabile avversario, temuto dalla maggior parte degli studenti. Entrambi i leader riescono – con le buone o le cattive – a crearsi un gruppo di alleati, e nel suggestivo scontro finale, sotto una pioggia scrosciante, verranno ovviamente ai ferri corti anche se – come dimostra la figura del misterioso studente incappucciato dalla forza sovrumana  – scopriranno che ci sarà sempre qualcuno più forte di loro: una lezione di vita e di umiltà che potrà magari risultare banale, ma in mano a Miike riesce ad essere convincente. Disseminati lungo il corso dell’intera pellicola, si possono trovare numerosi tratti caratteristici del cinema del regista di Osaka, in un gioco di (auto)citazioni più o meno nascoste: dal lungo incipit rock and roll che ricorda da vicino sia quello di Dead Or Alive (Dead or Alive: Hanzaisha – 1999) che quello di Blues Harp (id. 1998) alla scena finale presa pari pari da Fudoh, numerose sono le strizzatine d’occhio ai suoi lavori del passato che Miike si diverte a disseminare di tanto in tanto. Sia chiaro, Crows – Episode 0 non è da considerarsi come il capolavoro del regista, parzialmente privo com’è di quella profondità che si può altrimenti trovare nelle sue pellicole più riuscite come Visitor Q (Visitor Q – Love Cinema Vol.6 – 2001), Izo (id. 2004) o buona parte dei lavori citati in precedenza, ma rimane comunque un ottimo prodotto da intrattenimento che nasconde più di quanto non possa sembrare ad uno sguardo superficiale. E poi non si può non amare un film così dannatamente rock and roll.

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