Cutie Honey The Live

Voto dell'autore: 4/5
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“Honey Flash!”

Sinossi:

Honey è un androide creata dal dottor Kisaragi che si trova a lottare contro la potentissima organizzazione segreta Panther Claw divisa in quattro sotto organizzazioni comandate da un relativo super cattivo. Ad affiancare Honey ci sono due ragazze umane che hanno lo stesso potere di trasformazione al grido di battaglia “Honey Flash!”. Il destino che le lega si rivelerà tragico e fatale.

Riflessioni:

Cutie Honey the LivePronunciando il nome di Go Nagai la mente corre subito agli anni settanta-ottanta italiani, quando le tv private venivano invase dai primi anime importati, destinati a segnare l’infanzia e l’adolescenza di quella generazione e di molte delle seguenti. Contemporaneamente a Matsumoto Leiji, Miyazaki Hayao, Takahashi Rumiko e Ishinomori Shotaro, ma in maniera decisamente più marcata passava dallo schermo qualcosa di mai concepito prima dalle menti dei piccoli sognatori. La genialità istintiva, ma totalmente anarchica e priva di regole del nostro, diede vita alla gran parte delle prime saghe robotiche passando oltretutto per l’antieroe per eccellenza: Devilman.

Sebbene incensato, finanche ad arrivare alla santificazione, sarebbe spesso più sensato fare su di lui un discorso critico. Il buon Go è senza dubbio una mente fervida ed un genio esplosivo, ma raramente nella sua lunghissima carriera ha dato organicità e limiti alle sue opere. Prova ne sono le mutevoli e continue riscritture di tutte le sue ossessioni. Così come Mazinger Z o Devilman, anche Cutie Honey ha subito una discreta dose di nuove edizioni ed aggiornamenti tra manga e anime dalla prima edizione del 1973.

Purtroppo, anche se vi è stata una recente stampa di uno dei manga da parte di DVisual, mai nessuna delle riduzioni animate di Honey è arrivata in Italia. In buona parte a causa della difficile collocazione del prodotto, che certamente non può essere considerato un anime per bambini dato l’alto contenuto di riferimenti espliciti al sesso, e in parte per la totale trascuratezza in cui si sono sviluppate le importazioni dal Sol Levante sul nostro territorio. Fortunatamente, gli affezionati estimatori di Nagai, così come i collezionisti, ne hanno sempre fatto un culto di facile reperibilità presso tutti, infrangendo i limiti territoriali della distribuzione. Cutie Honey non è allora una perfetta sconosciuta nemmeno dalle nostre parti e molti ne sanno la capitale importanza nel personale universo del creatore, e che così come Devilman era un ritorno sui temi apocalittici del precedente Mao Dante, Honey è debitrice, almeno in parte, del più sotterraneo ed estremo Kekko Kamen, almeno relativamente all’ironia urticante sui temi sessuali.

Il primo aspetto lodevole della serie è che si sbarazza subito del bel film di Anno Hideaki (Neon Genesis Evangelion) del 2004, sovrascrivendo il ricordo della pur bellissima, bravissima e morbidissima Eriko Sato e sostituendola con una più corposa e sostanziosa Hara Mikie. La Hara è certamente più in ruolo della Sato e decisamente più somigliante all’originale Honey dal manga, fatto assolutamente incontestabile nemmeno dai non pochi fan della pur bravissima attrice del film.

La rivoluzione però non si ferma qui perché gli AAC Stunts, il gruppo che ruota spesso attorno a Amemiya Keita (regista di due episodi sui venticinque totali), curatore di questo remake, introduce una significativa miglioria nella struttura della serie. Introduce due nuove ragazze dal travagliato passato capaci di trasformarsi tramite l’”honey flash”: Sister Miki (Misaki Ayame) e Sister Yuki (Takeda Makoto). In questo modo la serie finisce per assumere la struttura tipica delle serie toku rodata nei vari Kamen Rider e tutta l’esperienza fatta dal gruppo di sceneggiatori, stunts e registi nel già ottimo Garo e nel notevole altro remake Lion-Maru G si trasferisce in toto in questa nuova avventura.

L’associazione segreta per il dominio del mondo Panther Claw è ancora più avida e specchio delle magagne umane delle solite caratterizzazioni ed ha un volto tremendamente realistico. Si insinua in tutte le zone sensibili dove si può drenare denaro: gioco d’azzardo, prigioni, ospedali, club del sesso, luoghi commerciali e persino nell’ufficio delle tasse. I volti sono prestati per lo più da componenti degli AAC Stunts. Troviamo dentro ottimi attori e performers nel ruolo dei nemici: Yuji Nakajo, interpretato dall’ottimo Muratami Kohei, che era già stato il problematico Kamen Rider Kaixa in Kamen Rider 555, preda delle sue innumerevoli personalità multiple, Mayumi Karasugawa (Erika) che è la lasciva direttrice di un istituto femminile, l’americano Duke Watari (Mark Musashi) che si sforza di controllare i suoi attacchi di rabbia in pubblico e la terribile pescivendola (Fuse Eri) con la sfrenata passione per i soldi coadiuvata costantemente dal succube marito. La vera grande assente in questa sarabanda è proprio Sister Gill, antagonista in tutte le serie e le riedizioni mai viste di Cutie Honey. La scelta però è sensata, visti i disastrosi risultati della Gill del film di Anno e considerato che avrebbe probabilmente inficiato i rapporti di equilibrio instabile tra i quattro cattivi per la sua posizione gerarchica.

In questa maniera infatti il Panther Claw risulta ancora più misterioso, dissennato e surreale e senza un vero centro attorno al quale ruotare. La stessa scelta di dotare di pochi costumi i cattivi è molto azzeccata ed una volta tanto le mutazioni della carne dei tokusatsu si fanno più realistiche e conseguentemente dolorose, vuoi anche sanguinose. Tutto ciò innestato in una serie che non lesina situazioni scabrose e ambigue a livelli di riferimenti sessuali, elementi cioè impensabili in una serie occidentale.

Come è noto però ai frequentatori di Nagai, la sua genialità è anche in questo. Ogni suo fumetto o anime punteggiato dal sesso istintivo e libero, è talmente costellato di ironia che riesce ad aggirare ogni possibile riserva sulle vere finalità. Scherno dell’autore, perfettamente trasmesso anche in questa trasposizione, sono proprio quegli atteggiamenti ossessivocompulsivi sulla materia che si trascina dietro ancora oggi la società giapponese. Cutie Honey in sé è un pamphlet pop e brioso contro queste contraddizioni, dove l’eroina combatte a colpi di seno e di posteriore i suoi sgangherati nemici o a seconda della situazione si inventa mille frivoli travestimenti, capaci di mandare in subbuglio un otaku qualsiasi, grazie ai suoi super poteri.

Ovviamente la vicinanza della serie è più spostata verso l’anime che verso il manga proprio per questioni di formato (televisivo per entrambe) e tipologia dei fruitori. C’è una sostanziale differenza però, perché la tragedia che nelle opere di Nagai fa capolino solo nei tremendi e sanguinosi finali, qui si incomincia a far spazio e aleggia su tutta la seconda parte, che si dipana subito dopo la classica puntata riassuntiva di metà serie.

Il lavoro di Inoue Toshiki, veterano sceneggiatore di una saga da risvolti epicodrammatici come quella di Kamen Rider 555, si fa sentire. Lo sceneggiatore mette mano al gruppo di episodi finali in cui la crescita delle emozioni si fa devastante fino a toccare soglie di vera e propria commozione nell’episodio 24 in cui il tema della separazione dai propri cari, che da sempre adombra le saghe eroiche nipponiche, tocca vette di lirismo inaspettate.

I personaggi di Sister Miki e Sister Yuki finiscono per fagocitare quello della protagonista, ridotta a vera e propria pedina funzionale intorno alla quale ruota tutta la vicenda. Un po’ la ripetizione dello schema del già citato Kamen Rider 555, dove il protagonista veniva messo in secondo piano dalle tragedie umane degli involontari antagonisti creati dall’organizzazione nemica.

Ad ogni modo sia la Hara (Honey) che le due coprotagoniste Misaki Ayame (Miki) e Takeda Makoto (Yuki) fanno un figurone incredibile. Bravissime e credibilissime, nonché preparate atleticamente fanno affezionare lo spettatore alle loro vicende. Inoltre la loro complementarità è sfruttata in maniera ineccepibile. Chi scrive non nasconde il debole per il personaggio di Sister Miki, che introdotta come prigioniera presso un istituto, facilmente riporta alla mente la leggendaria Kaji Meiko, vuoi anche per una lieve somiglianza del viso. Gli sceneggiatori ci mettono del loro replicando lo schema dei prison flicks dell’epoca con tanto di secondini torturatori e rapporti odioamore tra le prigioniere nelle puntate che ne introducono il personaggio. L’altra comprimaria è invece di una fragilità incredibile, che la porta ad essere facile preda di paura e piena di contraddizioni e ottimamente interpretata dall’agile e atletica Takeda.

Insomma ben poche falle in questa riduzione, ottimamente girata e innovativa. Giusto qualche incertezza grafica o nelle coreografie, ma che si perdonano benevolmente visto il continuo flusso di elementi veramente buoni e sopratutto perché certe sequenze e certi stunts mai si erano visti nel genere. Nel parere di chi scrive questa è quindi la miglior serie tokusatsu dell’era moderna, cioè del post Amemiya Keita che non a caso affonda lo zampino anche qua.

Sembra proprio che in Giappone abbiano capito che queste serie non debbano essere concepite sempre ed esclusivamente per tutta la famiglia e trasmesse solo in orari mattutini. Garo, Lion-Maru G e Cutie Honey the Live potrebbero essere la punta dell’iceberg nella rivoluzione del genere. Tutte le intuizioni e i personaggi maledetti del gran maestro Ishinomori, potrebbero godere di nuova vita se a metterci mano fosse questo team o qualcuno mosso dalle stesse motivazioni.

Questo però resterà probabilmente un sogno irrealizzabile, visti anche gli esiti e gli intenti dei due ultimi film “lunghi” di Kamen Rider, dove viene fuori solo un intento di rendere patinate le immagini e vendere oggettistica ad adolescenti tramite un terribile teatrino di pose statiche fatto da avvenenti modelli imbalsamati. La differenza è ancora più palese se si pensa che lo sceneggiatore di Kamen Rider the First e Kamen Rider the Next è lo stesso Inoue, mentre a cambiare sono i team che hanno realizzato il tutto. Da non confondere assolutamente un prodotto contro il “sistema” come Cutie Honey, sia negli intenti che nella realizzazione, con uno di questi tremendi adattamenti alle esigenze commerciali delle case produttrici. Sotto questo punto di vista un tassello importante nell’opera magna del genio Nagai che risulta perfettamente inserita nella sua strategia del panico.

Provatelo. Resterete alla finestra in attesa che il cielo si tinga di rosa shocking e che Honey compaia. Anche per diversi giorni dopo la fine.

Nota: nell’edizione in dvd è stato aggiunto un episodio extra. Questo episodio nulla aggiunge alla saga se non qualche piccolo dettaglio sulle origini di Honey, Miki e Yuki. Trattasi infatti di un taglia e cuci di diversi frammenti dell’intera serie, che prende spunto dal ritrovamento del diario del dottor Kisaragi da parte di Seiji, il detective barbone amico di Honey. La cosa più carina è che il girato ex novo è per l’appunto costituito esclusivamente da alcune scene di Seiji e del Dottor Kisaragi a cui viene per la prima volta dato un volto, che è quello di Go Nagai venuto a dare il giusto tributo alla sua creatura.

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