Daimajin

Voto dell'autore: 4/5
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daimajinCome non bastasse Gamera, la Daiei decide di produrre un’altra franchise dedicata a colossi distruttori, in concorrenza al successo del Godzilla della Toho e mette in cantiere la trilogia del Daimajin, tre film distribuiti nel 1966.
Tema base del film e dei suoi seguiti è la fede, filo rosso che si muove lungo l’intera metrica, dall’inizio, passando per la figura della sacerdotessa, fino alle lacrime della ragazza che risvegliano il colosso. Un film che respira spiritualità e che da lì lascia emergere forse le suggestioni maggiori. Non del tutto lontane dalla verità, infatti, sono le idee di accostare la figura del Daimajin a quella europea del Golem, proposta da Riccardo Esposito dentro Fant’Asia.
Il Daimajin è una divinità burbera e feroce, addormentata all’interno di una statua adorata nella campagna di un Giappone del passato. Solo in casi particolari quando ingiustizie particolarmente efferate vengono commesse o preghiere estremamente forti sono espresse, esso si rianima per porre fine al male e seminare distruzione. Strano film il primo Daimajin. Per l’ottanta per cento della sua durata è un sobrio chanbara abbastanza anonimo.

Mentre dei terremoti scuotono la terra e la popolazione prega senza sosta per il riposo del Daimajin, Dio al quale sono attribuiti i moti terrestri, a palazzo una rivolta uccide il signorotto locale e i suoi seguaci. Pochi fedeli mettono in salvo i due figli che sono adottati da una sacerdotessa. Un decennio dopo è ancora caccia ai ragazzi che stanno cercando di organizzare una rivolta e relativa vendetta mentre la superstizione nei confronti del Daimajin fa si che venga dato ordine di distruggerne la statua. Ma è in quel momento che di fronte ai massacri perpetuati la divinità prende vita, mostra il suo vero volto e parte alla volta del castello. Gli ultimi venti minuti saranno all’insegna del tipico film catastrofico giapponese con la creatura che rade al suolo il palazzo decimandone gli insorti.

In effetti tutta la prima parte, anche se sferzata da suggestioni ed epica, è ridotta ad un film mediamente di routine finanche anonimo. Il risveglio del colosso è invece un ottimo esempio dell’effettistica locale (di Yoshiyuki Kuroda), con soluzioni ancora oggi sorprendenti e la solita classe e talento nella costruzione di tute e modellini a cui si aggiunge la colonna sonora del fedele “godzilliano” Akira Ikufube.
Due sequel nello stesso anno e poi, a sorpresa, nel 2010 una nuova serie Tv che ne riaggiorna temi, figure e mito.

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