Dang Bireley’s and Young Gangsters

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Dang Bireley's and Young Gangsters1997. Mentre Hong Kong ritornava nelle grinfie della Cina e si chiudeva un’epoca, un’altra se ne apriva in Thailandia. Proprio come ad Hong Kong quasi un ventennio prima, un pugno di cineasti provenienti dalla TV, dagli spot pubblicitari e dal videoclip approdavano al cinema rifondandolo e facendolo uscire dalla pestilenziale crisi in cui era caduto da più di un decennio. Dang Bireley’s and Young Gangsters viene solitamente definito all’unanimità come il film della rinascita di una cinematografia, insieme al seminale Fun Bar Karaoke di Pen-ek Ratanaruang che al contrario del film di Nonzee Nimibutr non aveva fatto faville al box office locale. Così questo esordio del regista, dopo lo strepitoso successo, apre le porte alla rinascita di una cinematografia, successo subito bissato dal seguente poetico horror sentimentale  Nang Nak, basato su una nota leggenda popolare.

Dang Bireley’s and Young Gangsters racconta gli anni ’50 (il 2499 del titolo originale si riferisce all’anno buddista, corrispondente al nostro 1956) e la vera storia di Dang, giovane gangster dai sani principi sprofondato suo malgrado in un mondo sordido e in perenne evoluzione, in cui i ragazzi vivevano nel continuo sogno feticista del classico immaginario aggressivo e invasore statunitense, in particolare della figura di Elvis e James Dean. Dang, figlio di una prostituta, compie il suo primo delitto a 13 anni proprio per difendere sua madre da un cliente violento, madre che tenta più volte di redimere il figlio convincendolo ad abbracciare la fede e a farsi monaco. Il film inizia così, con degli strepitosi titoli di testa che scorrono mentre il capo del ragazzo viene rasato, in una cerimonia di iniziazione al monachesimo; ma un movimento di macchina verso il basso mostra una pistola ben salda infilata nei pantaloni. Un’esplosione all’esterno, il ragazzo corre fuori, una folla agitata parla di due uomini in sella ad una moto che hanno lanciato una granata, si fanno due nomi. Parte un flashback che racconta dall’inizio la storia di Dang e dei suoi amici di sangue, storia che si snoda per tutto il film fino a ricongiungersi con l’inizio e fino allo straordinario finale degno della migliore tradizione dell’action (im)morale hongkonghese, non solo per la tecnica ma –soprattutto- per i contenuti.

Ad un occhio attento si può notare uno stile in parte ancora acerbo ma al contempo moderno ed efficace, competente nella narrazione. Esso è fresco, colmo di dettagli estranei alla narrazione, composizioni ricercate, movimenti sinuosi alternati ad altri bruschi, fino ad un utilizzo dei ralenti decisamente simile ad uno stile sporco proprio del cinema di Hong Kong che il regista mostra di conoscere bene, evidenziando il fatto di essersi studiato bene la lezione. La sceneggiatura è di un altro nome fondamentale della nuova cinematografia thailandese; è infatti l’esordio alla scrittura per il cinema di Wisit Sasanatieng (Le Lacrime della Tigre Nera).

Il protagonista è ottimamente interpretato da Jessadaporn Pholdee (The Iron Ladies, The Eye 2) e il nome del suo personaggio deriva da una famosa bibita nazionale.

Un po’ il Young & Dangerous hongkonghese, un po’ tanto il Friend coreano che è venuto anni dopo e possiede parecchie cose in comune con questo film, un po’ Fukasaku, tanto che anche questo film è basato sulle memorie di un vero gangster scritte molti anni dopo gli eventi, come è successo per tanti yakuza movie –appunto- di Fukasaku e Miike. Campione di incassi in patria ha riscosso anche alcuni premi in giro per i festival.

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