Daughter of Darkness

Voto dell'autore: 4/5
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Daughter of Darkness è uno dei principini assoluti del categoria III, ma al contempo si astrae lateralmente come oggetto personale e decisamente particolare.
Innanzi tutto la sorprendente sceneggiatura, particolarmente curata e “scritta” che da una parte si muove in maniera classica all’occidentale, cosa abbastanza rara nel periodo ad Hong Kong, ma allo stesso tempo è spezzettata a blocchi scomposti con inizio, flashback e salti avanti e indietro nel tempo, in modo da donare la risoluzione finale e la sequenza più “estrema” in coda al film.

Un poliziotto (Anthony Wong) indaga su un cruento massacro che ha posto fine ad un intero nucleo famigliare. Presto i maggiori accusati saranno l’unica sopravvissuta (la figlia minore) e un altro poliziotto.

Il film quindi dona tutta la seconda parte in mano al duo e questa sezione offre tutte le sequenze più exploitative, fatte di sesso, abusi, stupri, incesti e violenze assortite che porteranno poi al massacro finale risolutore e catartico.
La prima parte, invece, più sobria è data in mano all’attore Anthony Wong che regala un altro ennesimo ruolo unico e sconvolgente, quello di un poliziotto cinico e fuori da ogni regola ai limiti dello psicopatico. Periodo fertilissimo per l’attore che inanellava personaggi ai margini come il protagonista di Ebola Syndrome o Untold Story (con il quale vincerà anche un premio in patria come migliore attore). Questo poliziotto è di nuovo una veste che indossa e che gli permette di andare oltre e fuori da ogni convenzione mai vista sullo schermo; cinico e nichilista, gradasso, ipersessuato, maniaco, che senza mostrare nulla di realmente grafico riesce ad evocare un nauseante senso del perturbante in un personaggio che rappresenta in fin dei conti la parte comica del film. Daughter of Darkness infatti come tanti CAT III del periodo alterna e frulla decine di generi, dalla commedia all’erotismo, dalla violenza estrema e gore all’azione fino a sfociare in un finale melodrammatico scritto con tatto e ai limiti della commozione. Un frullato unico che solo ad Hong Kong e in quel periodo era possibile. Fotografia ottima, regia perfettamente al servizio della narrazione senza troppi fronzoli, comicità alla cantonese scorrettisima in un film davvero unico e difficile da immaginare altrove. Ultima nota di merito per l’attrice Lily Chung Suk-Wai, straordinaria e sfaccettata, viso indifeso che si fa carico dei mali del mondo, attrice reginetta del genere che dona tutto il suo corpo alle violenze del film e di altri titoli memorabili come Red to Kill o The Eternal Evil of Asia. Del film esiste un sequel, Daughter of Darkness II e una sorta di spin off, Brother of Darkness.

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