Death Bell

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Death BellCinque minuti di splendore e poi il baratro. Così si può riassumere l’esordio nel lungometraggio del regista di videoclip Yoon “Chang” Hong-seung (e quello come attrice della cantante Nam Gyoo-ri)  che dopo un prologo surreale ed entusiasmante seguito da un pugno di minuti volgari e inaspettati per un film del genere sudcoreano si auto annienta in una pallida copia in chiave studentesca della saga di Saw, bagnata di echi di Memento Mori e Battle Royale dall’essenza molto “giapponese” più che sudcoreana, su un tappeto narrativo prevedibile, poco originale e confusionario oltre che poco rigoroso.
Certo, gli sviluppi regalano alcuni colpi bassi e qualche bagno di sangue, tra ragazze centrifugate in lavatrice, uomini soffocati da cera bollente e torture varie di elevata efferatezza; ma appena si avverte la strada che il film sta imboccando giunge immediato il senso di deja vù e il coinvolgimento inizia a scemare irrefrenabile senza riuscire ad essere salvato nemmeno dalle poche sequenze melodrammatiche di routine.
In una scuola i migliori studenti si preparano ad un evento scolastico ma il momento è funestato da rapimenti e relativi omicidi provocati da un misterioso “enigmista” che porge gli studenti di fronte a domande e quiz al fine di salvare –sempre invano- la vita dei compagni. Lo sceneggiatore infila una tonnellata di false piste confuse e poco efficaci, del tutto forzate e poco credibili al fine di depistare lo spettatore che già a metà film si è però fatto un’idea abbondante di quello che potrà accadere nel resto del metraggio.
Il titolo fa riferimento alla campanella scolastica che si attiva prima di ogni nuovo turno di quiz. La confezione come al solito è ottima, ma godetevi i primi cinque minuti di Death Bell, il resto si rivela indifendibile.

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