Death Note: Light Up the New World

Voto dell'autore: 2/5
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Inizia decisamente bene questo Death Note: Light Up the New World, con una breve sezione narrativa ambientata in una nevosa Russia rurale che per un attimo quasi ci evoca il buon cinema di tanti cineasti locali. Anche perché il regista Shinsuke Sato è telentuoso e lo dimostra in una sequenza successiva che ne bissa una simile presente nel suo folgorante I am a Hero, dove rivelava che con una buona sceneggiatura può essere capace di dirigere titoli assolutamente sopra la media. E il problema è sempre quello; perché dopo tanta bellezza il film scompare e diventa un lunghissimo, noioso ed estenuante “nuovo” Death Note, con twist e intrecci narrativi in automatico, personaggi poco memorabili, svolte della storia ridicole.

Anche il suo film precedente (I am a Hero) era la riduzione di un manga, ma forse possedeva l’involontario pregio di non sembrare abusato pur lavorando con materiali risaputi (gli zombie). Qui invece, dopo manga, serie tv, film live action e un remake statunitense siamo all’assoluto raschiamento del barile. Sato mostra il polso quasi esclusivamente quando utilizza (bene) gli effetti speciali per presentare i vari shinigami.

Nel mentre racconta di ben 6 diari sparsi sulla terra (il numero massimo possibile, dicono) e la lotta tra polizia e nuovi personaggi -che si rifanno ai protagonisti dei vecchi film- per riuscire a conquistarli tutti.
I vecchi attori/personaggi non recitano in questo Death Note ma ritornano come comparse “digitali” su monitor e media.

La durata del film va oltre ogni limite del lecito allungando il brodo senza ritegno e dopo breve senza coinvolgere presentando personaggi il più delle volte privi di qualsivoglia carisma e carattere.

Alla fine per quanto possa essere inutile il continuare a lavorare su un soggetto come Death Note, sicuramente interessante e accattivante ma non così tanto da essere estensibile all’infinito, il rammarico maggiore è quello di vedere un buon regista coinvolto in progetti preventivamente già fallimentari. Per quanto talentuoso, Shinsuke Sato sembra incapace o impossibilitato dalla produzione a imporre una propria visione personale al film e quello che ne esce fuori dopo un ottimo inizio è un materiale informe e insostenibile.

 

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