Dek-Dane

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Dek-DanePochi mesi dopo le follie dell’assurdo Werewolf in Bangkok, ecco ritornare alla regia Wirote Thongthiew con un’opera ben più contenuta e controllata, lucidamente ancorata alla realtà e, a dire il vero, anche piuttosto povera di sorprese. Dek-Dane (letteralmente, “rifiuto della società”) potrebbe a tratti ricordare il filone tipicamente giapponese dei manga ambientati nelle scuole, dove queste sono popolate da giovani teppisti pronti a giungere alle mani per ogni cosa (Worst e Rookies sono i nomi che meglio rendono l’idea): dopo aver scatenato una mega rissa nel bel mezzo della città ed aver causato nell’occasione innumerevoli danni a cose e persone, un nutrito gruppo di irrequieti studenti viene arrestato dalle forze dell’ordine e spedito in un campo militare per essere punito e riformato. Alcuni di essi tenteranno la fuga, senza sapere che i territori circostanti sono popolati da un gruppo di pericolosi terroristi.

Dek-Dane è un filmetto piccolo piccolo. Non solo nella durata (appena un’ora e venti compresi i titoli di coda) ma anche nelle pretese, che si limitano ad essere principalmente morali – quasi a presentarsi come film di stampo educativo. Questo permette al ritmo di mantenersi sempre sopra al livello di guardia anche grazie ad un intreccio alquanto intrigante (uno dei militari è il fratello di una ragazza rimasta gravemente ferita da un colpo d’arma da fuoco nello scontro di cui sopra, e tra gli studenti arrestati c’è anche il teppista che ha premuto il grilletto) e ad un’azione continua e praticamente senza sosta. Alcuni dei fuggitivi cercheranno di scappare a bordo di una corriera salvo poi venire letteralmente messi sotto assedio da un gruppo di terroristi, dando luogo ad una breve sequenza dai toni quasi Carpenteriani. Eppure c’è qualcosa che non funziona, perchè il tutto sembra davvero tirato via all’insegna del risparmio e quando si raggiunge il climax, in una scena che potrebbe ricordare Il Cacciatore (o Bullet in the Head di John Woo, a voi la scelta), il film viene brutalmente troncato in favore di un finale che narra in voce over i destini dei personaggi sopravvissuti alla vicenda, lasciando il resto all’immaginazione e distruggendo nel giro di una manciata di minuti quello che stava seriamente cominciando ad appassionare. Come detto pocanzi, il tutto assume così dei risvolti fastidiosamente moralisti che trasformano il film da un godibile intruglio di dramma e di azione in un irritante favolone catechistico.

Dopo questa inspiegabile e pessima sorpresa, non si possono comunque negare i pregi di Dek-Dane. Solido e compatto, il film scorre via che è un piacere e per diversi minuti riesce anche a regalare diverse emozioni. Un (bel) po’ di coraggio in più sul finale lo avrebbe reso un film degno di una certa attenzione, ma visto così resta solo l’ennesima buona idea gettata al vento. E’ da segnalare, inoltre, che il formato video del dvd thailandese è un bruttissimo fullscreen di stampo televisivo – ed anche in questo caso non se ne spiega il motivo, considerando che il film in patria è uscito nelle sale e nel suo formato originale avrebbe senz’altro reso di più.

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