
Titolo originale: Yokmang (Desiderio)
Interpreti: Lee Su-ah, Lee Dong-kyu, Ann Tae-gun, Jang
So-yeon
Sceneggiatura: Kim Eung-su
Fotografia: Park Ki-woong
Scenografia: Rha Hyun-kyung, Oh Sang-man
Montaggio: Park You-kyung
Musica: Song Jeong-ho
Produttore: Lee Eun, Lee Mee-yeon
Produzione: Myung Film
Distribuzione: E Pictures
35 mm, 85'
Lui è sposato con lei ma se la fa con un
altro. Lei, dopo averli scoperti, va con l'altro, il quale,
a sua volta, ha un'altra. Questa la situazione iniziale, da
cui poi si svilupperanno ulteriori tradimenti e riconciliazioni,
meschinità ed egoismi.
In verità, personalmente non mi aspettavo altro che una storiellina
esile con corpose scene di sesso, e invece è il contrario.
Ovvero, le scene spinte sono inserite giusto per far rientrare
il film nel genere, mentre il resto ha una valenza, una autorialità
e una cura dei dettagli che lo accomunano più a un film "artistico".
Nel particolare, a livello di sceneggiatura, la progressione
narrativa decisamente originale con svariati salti di scene
sottintende avvenimenti accaduti fuori schermo; mentre la
carenza di dialoghi e le poche concessioni alla prolissità
creano un'atmosfera quasi enigmatica, addirittura simbolica,
donando alla pellicola un'aria misteriosa che la avvicina,
ancora, più ad un film d'autore che a uno erotico.
Secondariamente, per quanto concerne la scena, la fotografia
scura con colori pastosi, i tagli e la studiata composizione
delle inquadrature (con giochi di specchi, di prospettive,
di accostamenti cromatici), rivelano una cura prodotta da
un lavoro meticoloso e sapiente, che accorda largo spazio
agli elementi figurativi, togliendolo invece a quelli discorsivi,
raggiungendo nel complesso un risultato straniante, ma quantomeno
inusuale e intrigante.
In terzo luogo, da una parte il superamento e la depersonalizzazione
proprio di quelle situazioni che dovrebbero permettere al
film di rientrare nel filone erotico, e dall'altra la scelta
di argomenti non certo convenzionali per il genere (omosessualità,
noia e inconsistenza della vita, sfruttamento delle persone)
allontanano Desire da facili classificazioni e concorrono
a testimoniare la volontà di un'espressione libera e personale
da parte del regista.
Infine, tutte queste caratteristiche, unite al continuo concentrare
l'attenzione sui personaggi, risultano efficaci nell'elevare
quello che avrebbe potuto essere un banale triangolo amoroso,
permettendo agli attori di offrire molteplici e problematiche
sfaccettature -- molte delle quali negative -- e alzando i
toni di una vicenda torbida e disperata.
Leggo che il film trae ispirazione da Antonioni e dall' umorismo
buñueliano. Ora, non so quanto ci sia di vero, ma, anche senza
scomodare grandi registi, sicuramente la forza del soggetto
e la descrizione della vita di una coppia benestante annoiata,
disillusa e senza prospettive, vanno ben più in là dell'intrattenimento
offerto da un qualsiasi film da botteghino, muovendo nello
spettatore pensieri e sensazioni forti.
Girato e presentato a Locarno nel 2002, è uscito nelle sale
coreane solo nel 2004. E' disponibile in dvd nella versione
coreana, con parecchi extra, e in quella cantonese, a prezzo
budget.
Glaciale e affascinante, Desire è una produzione tecnicamente
superiore che guadagna rispetto per il fatto di essere così
irremovibilmente contro le convenzioni commerciali del cinema
coreano, anche a costo di alienare gli spettatori. (Kyu
Hyun Kim)
A cura di Mark3
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