Devil’s Woman

Voto dell'autore: 4/5
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Il latin lover Elvis Tsui Kam-Kong (Sex & Zen, A Chinese Torture Chamber Story) e il monolitico Ben Ng Ngai-Cheung (Red to Kill, Daughter of Darkness II) insieme in uno stesso categoria III possono essere sinonimo di grande film? In questo caso assolutamente si. Devil’s Woman è un misconosciuto CATIII che fortunatamente si trova in copie più che dignitose e che fa tutto quello che fa un semplice divieto assurto poi a genere (il CATIII, appunto) ovvero ammassare di tutto, ogni tipo di genere, urlare all’estremo in un ritmo serrato di massimo 90 minuti. E come nei migliori esemplari lo fa con una fotografia ricercatissima e una regia epilettica e frastornante.

Si parte in quarta con il confronto tra alcuni poliziotti tra cui Baldhead Lam Kwok-kong (Elvis Tsui) e dei criminali che hanno preso degli ostaggi inclusa una donna incinta che hanno appeso al soffitto e a cui percuotono la pancia a colpi di arma da fuoco per intimidire i poliziotti. Nel climax un criminale le spara con un fucile a pompa sulla schiena, il suo stomaco esplode e il feto spappolato schizza in faccia a Lam.

E siamo ancora nei primi dieci minuti. Ma il film non é poi così avaro di altre sequenze ai limiti della credibilità e assolutamente uniche tant’è che continua ad ammassare deliri vari che solo nel finale troveranno un vago compimento. Un’attrice frustrata (che regala una sezione metafilmica con tanto di velata critica al sistema cinematografico locale) viene adescata da un mago che le garantisce fama e successo in cambio di alcuni lavoretti nefasti. Un gatto volante posseduto e violento che strappa gli occhi alle vittime salvo poi finire nel forno a microonde ed esplodere. Una anziana che alleva giovani fantasmi e ne sfrutta i poteri e un incantesimo che ricade sul povero Lam provocandogli una perenne erezione, un telefono da cui escono serpi, uomini il cui peso corporeo è dimezzato a causa del troppo sesso e relativa perdita di liquidi. E poi sequenze di sesso torrido, violenza e magia nera con finale di demoni che escono dal terreno e scontro tra maghi. Un enorme tourbillon incredibile dove a tutti gli estremi e all’azione fa sempre da contrappunto la ovvia dose di ironia e comicità il più delle volte a sfondo sessuale.
Alla regia uno dei divetti del genere, Otto Chan Juk-Tiu che dirige uno dei suoi titoli, fatti i debiti paragoni, più memorabili. Un cast stellare e perfettamente aderente nel proprio overacting alla narrazione contornato da uno stuolo di partecipate divette, nell’ordine Marianne Chan Miu-Ying nei “panni” della psicologa, Cammy Choi Mei-Lan in quelli dell’attrice posseduta, e Ivy Leung Si-Man in quelli dell’agguerrita poliziotta.
Non uno dei capolavori del catIII, se mai ce ne sono stati, ma un film meno noto e chiacchierato assolutamente da recuperare e che può garantire una visione assolutamente rigenerante e illuminante, sicuramente unica.

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