Dhoom

Voto dell'autore: 3/5
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Parte “caper movie”, parte “buddy film”, con un brodino sotterraneo di Fast and Furious, XXX e chissà cos’altro. Questa è la serie di Dhoom. E chi avrebbe mai pensato nel 2004, al primo capitolo, che sarebbe diventata la maggiore saga, in quanto ad incassi, della storia del cinema indiano?
Dal primo al secondo film il budget è triplicato e gli incassi duplicati. E il budget del terzo film è 16 volte quello del primo con un incasso di otto volte superiore.
Il segreto del successo è palesemente nell’alchimia tra i due protagonisti, in egual misura nel carisma del villain di turno, e nell’azione bizzarra e via via sempre più sopra le righe, di stampo prettamente motociclistico.

Le strade di Mumbai sono il regno di una gang di motociclisti specializzati in grandi rapine. La polizia, pur possedendo ottimi agenti nulla può contro la velocità dei mezzi customizzati dei ladri. E’ così che il burbero poliziotto Jai Dixit (Abhishek Bachchan) ha l’idea di utilizzare le abilità di Ali Khan (Uday Chopra), un meccanico e corridore coinvolto in piccoli problemi con la legge. Grazie alla sua abilità alla guida e alle capacità tecniche riuscirà a mettersi sulle tracce della gang capitanata da un monolitico Kabir (John Abraham).
Ma i problemi sono solo all’inizio e porteranno a svolte melodrammatiche e luttuose.

Personaggi ben scolpiti, una sceneggiatura piena di ingenuità ma perfettamente funzionante all’interno del genere, azione epica e cafona (incluso un motoscafo che insegue un camion su strada) e un cattivo particolarmente azzeccato che regala un finale di elevatissima intensità.
Dhoom è un’ottima alternativa al blockbuster hollywoodiano, con donne mozzafiato, poche ottime sezioni musicali e danzanti, un gusto per l’immagine a tratti sorprendente e un approccio ludico e infantile che va a braccetto con un’azione delirante e cartoonesca. Tutti gli ingredienti di un successo confermato. Due anni dopo sarebbe arrivato il sequel diretto dallo stesso regista e con parte del cast confermato.

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