Doomsday Book

Voto dell'autore: 4/5
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Doomsday BookUn titolo sfortunato; la produzione iniziò nel lontano 2006 e doveva trattarsi di un film a tre episodi e sei mani diretto da Kim Jee-woon (Il Buono Il Matto Il Cattivo),  Yim Pil-sung (Antarctic Journal) e  Han Jae-rim (Rules of Dating). Dopo le riprese dei primi due però il budget terminò e il film restò in un limbo produttivo per anni. L’episodio di Han, The Christmas Gift rimase quindi non diretto (era un musical fantascientifico che raccontava di una donna testimone della fine del mondo). Nel 2010, l’arrivo di nuovi investitori (la Timestory) ha permesso di portare a termine l’opera. I due registi rimasti hanno optato per una inedita folle regia di Yim, supervisionato da Kim nella realizzazione del terzo troncone. Nel 2012 il film ha raggiunto le sale. E di coraggiosa opera si tratta, autoriale, con gli occhi puntati verso il cinema altissimo ma innegabilmente permeata dello sguardo grottesco e scombussolato del cinema del duo. E’ per questo che il film resta in un limbo indeciso; non è una versione coreana del Three, non è un omnibus d’autore tout court, è più un concept movie sull’apocalisse e il futuro, tre diversi sguardi sull’avvenire quasi a breve, medio e lungo termine. Tutti gli episodi vantano almeno un pugno di grandi attori di riconosciuta fama.

Esordisce  Yim Pil-sung con A Cool New World, uno geniale zombie movie. Il virus stavolta non è creato in laboratorio né figlio della magia nera ma un diretto discendente delle contemporanee pratiche alimentari di allevamento intensivo. Yoon Seok-woo (Ryu Seung-beom) mangia e getta gli scarti del cibo nei cassonetti della raccolta differenziata. Questi vengono ritirati e inviati ad un’azienda che li “rielabora” producendo farine alimentari per animali. Le mucche che le mangiano vengono abbattute e servite allo stesso Yoon Seok-woo in un tipico ristorante coreano durante un appuntamento galante. Il protagonista si ritrova praticamente a mangiare quello che aveva scartato per via indiretta assumendo un virus nefasto che lo tramuta in uno zombie anomalo; inizialmente uomo dotato di superpoteri muta poi in un non morto mediamente senziente, testimone del tramonto dell’umanità ma al contempo della sua rinascita in una sorta di visione biblica post mortem di Adamo e Eva. Divertente e ben diretto è l’episodio più frizzante ed efficace, che utilizza gli zombie in maniera laterale per sondare altri orizzonti, spesso geniali.
Molto ambizioso l’episodio di Kim Ji-woon, Heavenly Creature. In un futuro dove i robot sono introdotti normalmente nella società per affiancare l’uomo nei lavori quotidiani un tecnico di una multinazionale viene chiamato in un tempio per controllare un robot che ha sviluppato particolarmente la sua parte intellettiva, si è fatto monaco e dichiara di aver raggiunto l’iluminazione, convinzione sostenuta anche dagli altri monaci. Il robot è considerato di un modello superato e contro il volere di tutti si profetizza il suo smantellamento. Interessante e sobrio l’episodio si fa notare anche per la presenza di Kim Gyu-ri, la giovane protagonista di Memento Mori, ormai donna e ottima attrice.
Chiude il già annunciato delirio Happy Birthday, in cui una famiglia si chiude in un bunker visto che la terra è minacciata dalla imminente collisione di una mastodontica palla da biliardo n.8 con il concreto prospetto dello sterminio dell’umanità. La figlia cerca di capire, e ci riesce, lo stralunato input che si snoda dietro questo evento allucinante. Sul finale anche un incontro ravvicinato con una creatura apertamente uscita da un’opera di Leiji Matsumoto. Nel cast il cameo della brava Bae Doona (The Host). Un buon prodotto robusto e piacevole dal cinema coreano che sta vivendo una seconda rinascita e un titolo come questo, libero, coraggioso e folle non può che far bene a questa industria.

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