Double Trouble

Voto dell'autore: 2/5
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recensione double troubleDell’importanza e grandezza di Jackie Chan non c’è bisogno di parlare. Con lui, e pochi altri, la commedia kung-fu ha toccato vette irraggiungibili, spargendosi a macchia d’olio e influenzando un numero non meglio precisato di cloni in tutto il mondo. Double Trouble di David Chang cerca goffamente di andare nella direzione che Jackie portò alla ribalta circa trent’anni fa, fallendo su tutti i fronti possibili. Un fallimento che coinvolge Jackie direttamente, visto che la star di questa commedia d’azione è suo figlio Jaycee Chan. Il quale per tutto Double Trouble scimmiotta invano il padre, vuoi perché corpo e volto non hanno la stessa capacità di calarsi nella parte, vuoi perché i combattimenti sono coreografati e diretti malamente. Il furto che dà il là all’intreccio è imbarazzante. Tutto L’inseguimento sul bus provoca più di uno sbadiglio, non si capisce dove voglia andare a parare, ma il peggio è tenuto in serbo per lo scontro finale. Succede poco e succede male, il cattivo di turno è annientato in maniera talmente stupida da far pensare che sia tutto uno scherzo.
E siamo solo sulla punta dell’iceberg. L’incipit è promettente, con un bel montaggio frammentario che presenta in rapidissima successione tutti i personaggi principali del film. Si parte dalla fine, con i due protagonisti legati ad una sedia e via con il flashback che spiega come si è arrivati a quel punto. Tuttavia, il ritmo cala nel giro di pochi minuti. La parte del cattivo è affidata a Vivian Dawson, bellimbusto con poco carattere che si dimentica in fretta. Al suo fianco due procaci aiutanti, tanto belle quanto inutili. Tre corpi piazzati là con il solo scopo di mostrarcene la forma. Come si spiega altrimenti la pseudo-tortura che Dawson infligge alle due fanciulle conciate per l’occasione in abiti succinti? Tutto questo sarebbe anche accettabile se supportato dal giusto tono fracassone e scanzonato. Qui l’umore leggero è invero il più grosso dei problemi. David Chang non si prende fortunatamente troppo sul serio, eppure la comicità latita. Le gag non strappano sorrisi, figuriamoci risate. Personaggi minori come Gangster Wu e la guida turistica Idol allungano la brodaglia senza di fatto far progredire gli eventi. Sono distrazioni, talvolta pure insopportabili, che rallentano uno sviluppo già di per se zoppicante. Meglio tralasciare i siparietti romantici tra Jaycee e la bella Deng Jiajia per non infierire ulteriormente.
Di norma nelle commedie d’azione che ruotano intorno alla “strana coppia” protagonista è determinante la costruzione del rapporto fra i due elementi che la compongono. In Double Trouble questo rapporto non ha il minimo spessore. Fra i due finisce per instaurarsi una solida amicizia, come da copione, di cui però mancano le fondamenta. Non basta il lieve scambio di battute al cimitero per tratteggiare delle dinamiche più complicate di quello che sembrano. Chang avrebbe fatto meglio a scegliere da che parte schierarsi. Vuoi un film tutto azione e risate? Spingi da quella parte, bando ai sentimenti. Vuoi fermarti a riflettere su come i tuoi protagonisti legano, su cosa c’è nel loro passato e su cosa hanno in comune due personaggi apparentemente così diversi? Dai più spazio alla loro relazione.
Double Trouble dimostra che il vuoto lasciato da Jackie Chan non si può colmare facilmente. La strada è anche più dura per il figlio, almeno se ha intenzione di seguire le orme del padre. Un’eredità ingombrante che non si può nascondere. La commedia d’azione è un genere che probabilmente ha già detto tutto, per aggiungere dell’altro bisogna rinnovarne il linguaggio. Altrimenti, si rischia lo stesso tonfo di David Chang.

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