Dr. K

Voto dell'autore: 3/5
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Dr KQuando da un film ci si aspettano grandi emozioni o un grande spettacolo, esiste spesso il pericolo che la visione si possa rivelare una delusione, più o meno cocente a seconda di quanto alta era l’aspettativa riposta. Diversamente, quando non si possiede su di esso alcuna informazione né si confida di trovarci nient’altro che non sia meramente un puro, magari anche banale, intrattenimento, non solo matematicamente non si rischia alcuna delusione — che sarebbe comunque già stata messa in conto –, ma, in caso di una felice scoperta di elementi positivi, si proverebbe una soddisfazione inversamente proporzionale rispetto alle nostre speranze.
Così, alle volte, può accadere anche di sovrastimare un prodotto cinematografico solo perché supera delle basse aspettative o ci incuriosisce in qualche modo. Si cerchi perciò di comprendere, ridimensionare e contestualizzare il tono entusiasta della seguente recensione, non dovuto esclusivamente al film in sé, ma piuttosto alla inattesa e piacevole sorpresa.

Il riferimento al paranormale, sviluppato debitamente più oltre, nella prima metà del copione è soltanto accennato e viene sfruttata piuttosto l’ambientazione ospedaliera con i suoi malati, i rapporti fra i medici, le operazioni, riuscite o meno. Niente elementi di rilevo qui, a dirla tutta, e nemmeno una trama particolarmente esaltante, solo una lunga — anche se mai noiosa — introduzione dei personaggi e degli ambienti, che lascerà posto nella seconda metà alla profondità di una narrazione ben più serrata e stratificata.
Tuttavia non soltanto lo spessore e l’atmosfera tendono a variare di continuo, ma la facilità con cui si passa da un registro ad un altro è disarmante. In un passaggio, ad esempio, nell’arco di poco più di due minuti si può assistere all’apparizione di un fantasma, a un bacio e a un pianto, rilegando così in un solo fascicolo cinematografico horror, commedia sentimentale e meló. Questa molteplicità e ricchezza di temi e di registri si allarga in altre parti della pellicola allo sceneggiato ospedaliero, al mistery, al dramma, alla tragedia, in quello che certamente è molto lontano dall’essere un turbinio di colpi di scena e una rocambolesca successione di eventi, ma che comunque si attesta in un ambito quantomeno inusuale e, a suo modo, anche divertente.

Ciò che invece lascia davvero stupefatti per una produzione così a basso costo sono il cast e la musica. Gli attori che hanno preso parte a una così modesta produzione sono incredibilmente dei nomi molto grossi del cinema locale: il belloccio Cha In-pyo (Iron Palm / Season in the Sun / Mokpo, Gangster’s Paradise), la sensuale Kim Hye-soo (Kick the Moon / Three / YMCA / Hypnotized), l’irresistibile Kim Ha-neul (Ditto / My Tutor Friend / Too Beautiful to Lie / Dead Friend), il simpatico Park Sang-myun (The Foul King / My Wife is a Gangster / Hi Dharma), il serio Seo Tae-Hwa (Friend / Public Enemy / Fun Movie) e il veterano Yu In-chon (Firebird / Kim’s War). Ma quello che sbalordisce in misura ancora maggiore (ma che poi fa quadrare il cerchio) è accorgersi che il regista è nientemeno che lo stesso Kwak Kyung-taek che solo l’anno successivo firmerà quel capolavoro della filmografia sudcoreana recente che è Friend.
Anche la colonna sonora è degna di una produzione ben più ambiziosa, con dei brani diversificati spesso a tono con quanto succede sullo schermo, ma altre volte tesi a cercare di ottenere un’emozione o una reazione in più dallo spettatore. Eccoli quindi osare delle sperimentazioni e dei contrasti, fare uso di tempi e toni diversi da quanto sarebbe consono, forse qualche volta ad un volume eccessivamente elevato che rischia di far loro rubare la “scena”, ma complessivamente davvero delle scelte ammirevoli.

Dopo che il film è finito, rimangono in sospeso alcuni interrogativi e un senso di incompletezza generale, dovuti a una trama non proprio sviluppata in tutte le sue possibilità e non spiegata in tutte le sue biforcazioni. Quel che invece rimane una sicurezza è che, pur non trattandosi di un grande film — e forse per qualcuno nemmeno di un film discreto — e a costo di rischiare la sovrastima a causa di quella mancanza di aspettativa che si diceva all’inizio, questo è un lavoro degno di interesse, magari scostante, ma onesto e sfaccettato.

 

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