Drink Drank Drunk

Voto dell'autore: 2/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [2,00/5: 1 voti]

Drink Drank DrunkPuò piacere questo film? Dipende da quante grappe avete bevuto prima. Si attende sempre con un certo interesse ogni nuova opera di Derek Yee, ma stavolta l’attesa è davvero mal posta. Dopo un inizio tutto sommato bizzarro, ritmicamente intervallato dai continui flussi di vomito dei protagonisti, Drink Drank Drunk va ad affossarsi nella noia e nella bruttezza più totale, riducendosi ad un film oggettivamente inutile. Un filmetto come altre decine, tutti uguali, una commedia amara-sentimentale puntata su una coppia di giovani divi, spesso con una Miriam Yeung fissa (ma un tempo poteva essere Gigi Leung o Sammi Cheng) e un partner a rotazione (Lau Ching-wan in Driving Miss Wealthy, Louis Koo in Dry Wood Fierce Fire, Ekin Cheng in Anna in Kung Fu-Land…) di volta in volta basati su un “oggetto di interesse” particolare (la ricchezza e il denaro in Driving Miss Wealthy, i conflitti sul lavoro in Dry Wood Fierce Fire, le arti marziali in Anna in Kung Fu-Land). Se il film regala un pugno di sequenze irresistibili, appare al contempo focalizzato solo sulla costruzione di quelle, mentre il resto del metraggio sembra improvvisato sul set, e non è propriamente un pregio.
Miriam Yeung (Dumplings, Love Undercover) interpreta Fung Siu-man una ragazza rappresentante di una nota marca di birra, dotata del super potere di essere immune all’alcool e quindi incapace di ubriacarsi. Una notte si incontra e si scontra con Michel, interpretato da Daniel Wu (New Police Story, One Nite in Mongkok), proprietario di un ristorante francese in via di chiusura.
Scatta l’idillio a ritmo di vomitate urbane con prevedibili complicazioni dovute alla purezza e gelosia di lei e spirito libero e nomade di lui. Se il pretesto che sottende il film, l’idea (parlare di soggetto è eccessivo) è anche interessante, ossia le false verità e le oneste bugie dette in stato di ebbrezza, lo sviluppo è a dir poco disastroso. Non un guizzo geniale di regia, non una trovata illuminante, elemento che uno spettatore si può giustamente aspettare da un film di Derek Yee, regista di lavori più che dignitosi come One Nite in Mongkok e Lost in Time. Anche tra gli attori siamo ai livelli di guardia. Miriam, che ha dimostrato di essere un’ottima attrice, in questi film tutti uguali, tutti facce e moine assomiglia sempre di più ad un McDull. Leggermente sopra la media (ma ce n’è ancora di strada da fare) Daniel Wu. Fortunatamente diretto in modo diverso dal solito Alex Fong (che recita come Francis Ng che imita Shek Kin in Fantasia). Un tempo geniale esponente del cinema di Hong Kong, Vincent Kok è ormai rappresentazione triste di un cinema che sembra non esserci più, mentre nota di merito va all’attrice mainland Hu Jing. Nonostante questo, il film ha avuto due nomination per i migliori attori (Miriam Yeung e Alex Fong) ai Taiwan Golden Horse Awards 2005. In questa strana ibridazione tra cinema di Hong Kong e mainlander, l’unica cosa che ci sta guadagnando il primo è l’utilizzo di ottimi attori e facce da cinema. Tutto il resto lo guadagna la Cina.

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