Driving With My Wife’s Lover

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 4 voti]

Driving With My Wife's LoverEccentrico, svarionato, eppure dall’animo delicato e sensibile, questa sottospecie di road drama grottesco colpisce gli occhi e il cuore con un dardo biforcuto, avvelenato come la gelosia, infuocato come l’amore. Due temi-chiave che lo penetrano da parte a parte, in superficie e in profondità, dettando legge al protagonista. La storia, pur prendendo qualche svolta inaspettata, rasenta la banalità: Tae-han fa la conoscenza dell’amante di sua moglie, un tassista di Seul, col progetto di tirargli un colpo mancino.

Ma se dal punto di vista narrativo si sarebbe potuto forse auspicare a qualche svolta più consistente, sotto il profilo tecnico non si può contestare nulla a Driving with… Le riprese sono limpide e cristalline, ricche di angoli strambi, primi piani azzardati, grandangoli sparati; la fotografia granitica e artistica dimostra di saper giocare con occhio sapiente con luci e spessori; il montaggio trova il suo target di riferimento in un pubblico smaliziato e avvezzo ai giochi di ellissi e ai rimandi interni.

Il regista, studi in Giappone e qualche spot sulle spalle, si è fatto le ossa come assistente di Park Chul-soo e questo suo lungometraggio d’esordio vanta già la partecipazione a diversi festival in tutto il mondo, lasciando presagire una fruttuosa carriera. Per riguarda il cast, le parti, fortemente codificate e costruite su binari ben saldi, sono state comunque assegnate in maniera ottimale. C’è il nerd di turno Park Kwang-jeong (Princess Aurora, Pisces, No. 3), il bullo Jeong Bo-seok (Everybody has Secrets, Virgin Stripped Bare by Her Bachelors) e la moglie sola Jo Eun-ji (My Scary Girl, A Bizarre Love Triangle, A.F.R.I.K.A.). Qualche personaggio poco esplorato (vedi la moglie del protagonista) e un paio di ospiti illustri, fra i quali l’attore-culto Oh Dal-soo, completano un cast ai minimi termini, concentrato e costantemente intenso in ogni occasione, nelle situazioni da “buddy-movie” come in  quelle più romantiche.

Ma la godibilità e lo stile della pellicola sono garantiti soprattutto dalla presenza di mille piccole trovate, un continuo ribollire di idee escogitate e realizzate per molti versi in modo geniale. Personalmente adoro questi film concepiti come contenitore di tanti microscopici dettagli e tocchi di classe, sia figurativi che narrativi. Se ne potrebbero contare a decine – il sedile reclinabile della corriera, la caduta delle angurie, la partita a badmington, la pisciata con l’elicottero, la gomma da masticare, il timbro ecc. – e sembra che il registra si sia divertito un mondo a inserirli nel film del tutto gratuitamente, giusto per gusto estetico. Tuttavia la loro funzione aggiuntiva è senz’altro quella di scandagliare a fondo la psiche dei personaggi, testare le loro reazioni e le loro emozioni, il loro essere sfigati o fighi, la loro capacità di rapportarsi con gli altri e con i minidrammi e le nanotragedie che costellano un’episodio anomalo in una vita mediamente repressa e sommessa. Il grande numero di questi particolari non è soltanto fruibile nell’immediato, grazie al loro ritmo, a una carica particolarmente esilarante e al discreto fascino voyeuristico del dettaglio della vita altrui. Presi nel loro insieme, vanno altresì a comporre un quadro più ampio, in grado di raffigurare l’Uomo nella sua meschina, cruda, banale, buffa e, in qualche modo, affascinante quotidianità.

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