Drug War

Voto dell'autore: 4/5
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Johnnie To, come tutti i colleghi locali, si era avvicinato in punta di piedi al mercato cinese, ma stavolta lo prende di petto, adottando il suo genere più “vicino” (il noir) e spostandolo di location in territorio mainlander. Quello che infatti balza subito all’occhio è l’affascinante suggestione delle location; non più i vicoli umidi e monocromi della Hong Kong notturna, ma strade dissestate o autostrade anonime e dritte, ristorantini sperduti in mezzo al nulla, porti isolati, edifici fatiscenti in netta contrapposizione alla compresenza di alberghi di lusso e all’invasione della tecnologia per monitorare l’operato del crimine.

Choi Tin-ming (Louis Koo) è un produttore e grossista di cocaina ma viene bloccato da un gruppo di poliziotti capitanati dal rigido capitano Zhang Lei (Sun Hong-Lei). Choi per evitare l’immediata pena di morte decide di collaborare e permettere ai poliziotti di mettere mano sulla intricata matassa dello spaccio internazionale. Ma i dubbi sulle reali intenzioni del malvivente pesano insistentemente nell’operato di Zhang.

Infatti, per chi conosce bene il cinema di To, dopo appena un quarto d’ora di film una sorta di tensione perturbante e continua si paleserà, palpabile. Ad ogni indizio e suggerimento narrativo seguirà una reazione e uno scioglimento del conflitto ma con una sorta di cappa aerea e perenne che sembra presenziare un “qualcosa”. Non è un caso; il regista non scende a compromessi e per questo suo viaggio in terra cinese decide di dirigere il suo Expect the Unexpected mainlander. Se tale operazione può sembrare un passo indietro verso il manierismo dell’autore la resa visiva e la messa in scena spesso diurna o comunque meno monocroma del solito e pregiata di luci più morbide, allontanano questa legittima impressione. To non si tira indietro su nulla, affronta di petto il tema poco trattato della pena di morte e lo assale con la stessa foga quasi didattica di come si avvicina al mondo sotterraneo delle droghe pesanti. Per fare questo di affida a una collaborazione di ben quattro sceneggiatori, fedeli e noti. La regia di To è discontinua, e viene sempre il dubbio che la sua mano fosse presente solo in alcune scene (visti anche i ben cinque assistenti alla regia tra cui Soi Cheang) ma in alcune parti è assolutamente riconoscibile ed emozionante. I fedelissimi attori sono tutti collaudati e ovviamente in ruolo con un Louis Koo ormai ad alti livelli che con To riesce sempre a regalare interpretazioni monumentali e un cinese Sun Hong-Lei che già aveva incrociato la strada di To nel film collettivo Triangle. Le musiche di Xavier Jamaux, ancora in forma, donano quell’aura riconoscibile atta a produrre, non uno dei migliori film della Milkyway in assoluto, ma sicuramente un oggetto ottimo e un tentativo laterale della propria poetica ben riuscito. Drug War, è coerente, riconoscibile e autoriale senza peccare eccessivamente di manierismo, con ottime sezioni di cinema e una vitalità emotiva ormai rara. Promosso a pieni voti.

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