Eega

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Eega di S S RajamouliQuella che a noi occidentali appare come un’unica industria cinematografica uniforme, comunemente nota come Bollywood, è in realtà una faccenda molto più complessa. Senza andare troppo per le lunghe, diciamo che in India ci sono industrie cinematografiche diverse a seconda delle regioni. Per cui esiste un cinema tamil, come esiste un cinema malayalam, così come esiste un cinema telugu. Al di là della lingua che distingue le varie pellicole prodotte in India, ci sono differenze sia microscopiche che macroscopiche tra un’industria e l’altra. Tradizioni, storia, folklore, musiche, sviluppo economico e politico sono tutti fattori che creano distinzioni che vale la pena tenere in considerazione se si vuole parlare di cinema indiano con cognizione di causa.
Eega di S S Rajamouli arriva dall’Andhra Pradesh, India del Sud. A differenza del prodotto medio con cui si presenta Bollywood, Eega non presenta inserti danzerecci vistosi, salvo una spassosa eccezione. La musica, fondamentale per la cultura indiana, viene utilizzata per un tappeto sonoro che interviene a commentare gli eventi. Dramma, romanticismo, morte, allegria, azione: la musica è sempre presente ed ogni volta aggiunge quella nota che solo nel cinema indiano non può mancare mai.
Eega inizia nel più classico dei modi. La bellissima Bindu è da anni corteggiata da Nani, un simpatico ragazzo convinto di essere corrisposto dall’amata nonostante lei si faccia più volte beffe di lui. A complicare il precario rapporto fra i due interviene Sudeep, uomo potentissimo e ricchissimo che sostiene di saper ottenere tutte le donne che vuole. Peccato non riesca a fare breccia nel cuore di Bindu, però. Non appena si accorge delle smancerie di Nani, Sudeep lo uccide senza alcuna pietà. Fino a qui tutto si svolge con i tempi, i colori e gli eccessi cui il miglior cinema indiano ci ha abituato. Quando Nani si reincarna in una mosca, Eega (che in telugu vuole appunto dire mosca) subisce una piega assolutamente imprevedibile. La sola scena in cui Nani prende consapevolezza della sua nuova forma mostra una fantasia e una voglia di mettersi in gioco con tanta autoironia che mancano a molti registi contemporanei. L’uso della CGI è paragonabile a quanto visto in Kung Fu Hustle: non interessa il fotorealismo, quanto piuttosto una sorta di look cartoonesco che garantisca la totale finzione. Da qui in poi è tutta una serie di gag divertentissime, con Nani-mosca che cerca in tutti i modi di vendicarsi, disturbando Sudeep in qualsiasi momento nel tentativo di causargli un incidente mortale. Regia e montaggio impeccabili, con interessanti prospettive direttamente dagli occhi della mosca, e telecamera che si muovono nella più completa libertà, svolazzando nell’aria come il terribile insetto. Fotografia brillante e colori accesi vanno a braccetto con una pulizia ed un ordine esagerato che raramente si vede in India, ma anche questo aggiunge qualcosa alla sospensione dell’incredulità. Eega passa tranquillamente dal romanticismo, all’azione, alla morte, al buffo e all’ordinario. Non mancano momenti tesi e drammatici, ma l’umore generale di Eega è comunque leggero e anche al culmine degli eventi Rajamouli trova il modo di farci ridere ancora una volta. La chiusura è affidata ad una sequenza apparentemente sciocca, ma che pare celare una piccola stoccata alle coreografie bollywoodiane.
Eega è un ottimo esempio dello stato attuale del cinema popolare indiano. Il calderone di stili, colori, musiche e fantasia che esplode in questi film non ha eguali al mondo.

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