
Interpreti :Reiko Takashima, Seijun Suzuki, Yutaka Matsushige, Hitomi Miwa, Masatoshi Matsuo, Junichi Hayakawa, Hiromi Kojima, Kojiro Asami, Yuya Takagawa, Yasuhiro Arai, Shunsaku Kudo, Asahi Yoshida, Hiroshi Okawa, Koji Kasahara
Soggetto :Saki Amamiya
Sceneggiatura : Shinji Aoyama
FX Make Up : Akiteru Nakata
Montaggio : Soichi Ueno/ Shinji Aoyama
Musiche : Isao Yamada/ Shinji Aoyama
Prodotto :Katsuaki Takemoto, Satoru Ogura
Produzione : Gaga Pictures
Data di uscita : 1999
96’
La visione di questo film crea la stessa
sensazione della lettura di uno di quei classici manga psycho-thriller
corali, pieni di sottotrame, verbosi, iper gore, colmi di
personaggi dalle personalità multiple. Infatti, Embalming
come imbalsamazione, imbalsamazione e autopsie, autopsie e
imbalsamazione, amputazioni e sezionamenti, e sul tutto un’adorabile
ragazzina dotata di doppia, tripla, multipla personalità
trasversale tra i sessi. Apparentemente quindi un tiepido
film di pura exploitation senza arte né parte? Sbagliato.
Produce infatti la Gaga Communication Inc., che tante cose
belle ci ha regalato e ci regala, mamma di Stacy
e di Wizard of Darkness, confezione ultralusso con
fotografia ricercata e messa in scena suntuosa, effetti speciali
assolutamente credibili, il che non fa che aumentare il senso
di disturbo durante le numerose sequenze di dissezione e,
dulcis in fundo, frastornante presenza attoriale di un maestro
del cinema giapponese, nientemeno che Seijun –La
Farfalla sul Mirino- Suzuki.
Miyako (Reiko Takashima) è un’imbalsamatrice
che insieme al suo collega (Seijun Suzuki) deve operare un
trattamento sul cadavere suicida di un giovane, figlio di
un ricco signore locale. Clamorosamente la testa della salma
viene rubata. Il resto del film si muove sulla ricerca del
reperto e su uno stuolo di sottotrame sempre lugubri e umide
che permeano il film.
Bravissima la protagonista Reiko Takashima,
già vista anche nello yakuza movie Last Drop of
Blood in un ruolo diametralmente opposto, dimostrazione
di capacità recitative a tutto tondo. Bravo il regista
nella messa in scena, gioca con competenza con i campi, tenendo
i lunghi quando occorre celare qualcosa e utilizzando poi
i primi piani come rivelazione fortemente emotiva. Peccato
che pecchi nella gestione del ritmo, penalizzato da una sceneggiatura
poco chiara, altamente frammentaria e mortalmente verbosa
che alla fine nonostante la breve durata del film porta
irrimediabilmente alla noia.
Estenuanti e fin troppo gratuite le continue sequenze di sezionamento
che lasciano ben poco all’immaginazione.
Un film quindi ben prodotto ma irrimediabilmente noioso e
dotato di pochi picchi emotivi coinvolgenti, da vedere comunque
almeno per la anomala performance attoriale del regista Suzuki.
A cura di CZ:
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