Europe Raiders

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Approfittiamo della recensione di Europe Raiders per fare un bilancio obbligatorio del 2018 cinematografico cinese, particolarmente anomalo, rispetto agli anni immediatamente precedenti.

Sono ovviamente confermate tutte le caratteristiche degli anni scorsi; i colossal, i numeri, gli incassi, i record, la crescita, il cinema d’autore.

Ma la rincorsa di tali conferme e crescite hanno comportato un apparente incrinarsi del giocattolo. Un corsa al rialzo senza controllo, che ha eguali solo nell’architettura su cui lo stato sta iniziando a porre un freno e vincoli più rigidi, ha portato alcune produzioni a sgretolarsi.

Vuoi per progetti sulla carta già fallimentari, vuoi per motivi poco spiegabili, vuoi per complottismo (il fallimento del film di un regista statunitense in trasferta cinese) ma i nomi e titoli sono altisonanti e “grossi”.

Il flop durante il “golden week” del blockbuster fantasy Legend of Ancient Sword tratto da un noto videogioco e diretto dal regista “hollywoodiano” Renny Harlin (58 Minuti per Morire – Die Harder (1990)) è giunto del tutto inaspettato.

Ma ancora di più lo è stato il monumentale disastro di Asura, il più costoso film della storia del cinema cinese ritirato immediatamente dalle sale e sospeso fino a data da destinarsi per riflettere sulle cause di un tale cataclisma economico.

E’ poi uscito l’incomprensibile sequel di Iceman, remake di un classico di Hong Kong degli anni ’80. Già il primo remake era un titolo discutibile. Su questo sequel si è scatenata prima la critica, onde sottolineare macroscopici problemi strutturali e narrativi, come se qualcosa di abnorme non avesse funzionato in produzione.

Poi dei commenti in noti blog hanno portato l’attore Donnie Yen a passare alle vie legali onde salvaguardare la propria reputazione in un anno segnato anche dallo scarso successo del pessimo Big Brother.

E poi Europe Raiders inspiegabile terzo capitolo di una saga che partiva da un primo titolo medio ma “buffo” e di intrattenimento e un secondo indifendibile.

In questo terzo capitolo andiamo ancora più in basso. Tokyo Raiders, era noto in Italia grazie ad una buona edizione in DVD figlia di quelle distribuzioni a casaccio tipicamente occidentali ed era uscito in pratica lo stesso giorno del DVD di Time & Tide di Tsui Hark, tant’è che li acquistammo insieme.

Era però un film con elementi personali e riconoscibili; non solo le location esotiche (in questo caso il Giappone), ma attori famosi, e coreografie di azione riuscite e particolarmente legate alla musica seppur discutibile (praticamente kung fu a ritmo di latino-americani).

Cinque anni dopo, nel 2005 usciva Seoul Raiders, che trasportava l’azione in Sud Corea. Il film era disastroso sotto ogni livello e si poteva ipotizzare uno stop della saga. Sbagliato.

Tredici anni dopo arriva Europe Raiders, che poteva anche intitolarsi Italy Raiders visto che è quasi interamente ambientato (ambientato, non girato) in Italia.

E qui arriviamo ad uno dei punti più bassi possibile. Parliamo probabilmente di una delle peggiori cose mai recensite dentro Asian Feast. Non c’è davvero nulla, ma davvero nulla di interessante, ben fatto, riuscito, innovativo. E’ evidente, e traspare da ogni fotogramma, la presenza di macroscopici problemi di produzione in Italia, nello sfruttamento delle location.

E se tutto sommato l’azione si svolge in maniera libera e aerea su un set che si sposta senza soluzione di continuità a Como durante un altrettanto improbabile carnevale (?) che esiste solo nella mente del regista, tutto ciò che è ambientato a Roma (e Milano) è frutto del più brutale e sfacciato montaggio proibito; inseguimenti automobilistici girati senza vedere nulla al di fuori delle auto, con in montaggio alternato flash di panorami generici romani, e un paio di totali che sembrano provenire dall’autostrada di Operation Mekong, fino alla cioccolateria romana Said che diventa una sorta di quartier generale della Cia.

E poi attrici cinesi che vengono costrette a recitare (male) in italiano, attori italiani che recitano (male) in italiano, set ricostruiti con nomi cinesi tradotti liberamente, eventi deliranti che avvengono casualmente senza motivo durante il film (una assurda processione/manifestazione per la pace sopra Ponte Sant’Angelo con manifestanti arcobaleno vestiti tipo figli dei fiori) e un esotismo al contrario imbarazzante oltre misura.

A nulla servono gli attori noti e sopra la media (Tony Leung Chiu-Wai, Kris Wu Yi-Fan, addirittura George Lam Chi-Cheung), la presenza accreditata della straordinaria atleta thailandese Jeeja Yanin (Chocolate) che vediamo in faccia avendo la certezza della sua presenza solo in un pugno di inquadrature, e che nulla porta al film, insieme a dei veterani appoggiati lì come omaggio al nulla, una sceneggiatura farneticante e una regia priva non solo di personalità ma in maniera monumentale di talento, impensabile per Jingle Ma (Fly Me to Polaris) un regista in realtà abile e con trentacinque anni di carriera.

Europe Raiders è sconfortante e impensabile e viste le premesse sopra può essere ipotizzato seppur con il dovuto tatto come il risultato di un ingranaggio produttivo che in questo anno ha subito alcuni imprevisti di entità sopra la media.

Di questo film resta il ricordo solo dei titoli di testa e del carisma della brava modella Du Juan (See you Tomorrow) che auspichiamo di vedere di più su grande schermo.

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