Evil Cat

Voto dell'autore: 3/5
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I (demoni) gatto hanno nove vite. Posseggono i corpi degli umani e compiono massacri finché un mago buono non li uccide con delle frecce magiche. Al che lo spirito si placa per cinquant’anni per poi tornare e dovere essere abbattuto dal figlio del precedente mago. E così via fino all’esaurimento scorte di vite. L’ultima vita rimasta e l’ultimo duello si gioca nella contemporaneità e a dover fermare il demone è il maestro Cheung interpretato nientemeno che da Liu Chia-liang, veterano e genio delle coreografie e arti marziali locali che in questo film cura anche le sequenze d’azione.

Un purista del genere che però stavolta si trova a doversi muovere spalla a spalla con quel cialtrone di Wong Jing nella messa in scena di un oggetto sgangherato e ludico.
Parecchio chiacchierato questo Evil Cat, probabilmente a causa dei nomi dietro; la Cinema City alla produzione che tenta la strada dell’horror comedy in voga nel periodo, alla sceneggiatura (e come attore) la venefica mano di Wong Jing e alla regia Dennis Yu Wan-Kwong ovvero l’autore di quello che all’unanimità viene eletto come miglior horror hongkonghese puro (ovvero non contaminato da altri generi, specie la commedia), The Imp.
Avvicenda decine di generi, dall’azione ben diretta allo splatter, dall’horror d’atmosfera fino alla commedia becera, alterna una fotografia ricercata ma avanza mediamente a caso come in tutti i film firmati dallo sceneggiatore. Come spesso accade sembra non decollare mai avanzando per blocchi con un respiro poco incoraggiante, anche se a tratti si rivela particolarmente ispirato e l’assalto da parte del demone gatto alla caserma della polizia nel finale regala alcuni minuti decisamente interessanti. Intrigante il make up della creatura. Del regista si osserva la mano nelle scenografie del palazzone all’inizio simili, anche per l’apporto fotografico, a quelle del suo film più noto e per le sequenze più tese bagnate di quei particolari giochi di luce monocroma, anche se spesso la mano di Wong Jing emerge prepotente. Un piccolo film folle che si poneva in coda ad un’onda, quella degli horror più seriosi e anticipava in parte i furori degli imminenti CATIII.

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