Executioners from Shaolin

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A seguito della distruzione del monastero Shaolin e dell’uccisione del maestro Chi San per mano dell’infame Pai Mei, alcuni discepoli riescono a fuggire facendosi passare per una compagnia di teatro. Qualche tempo dopo Hong Xi-guan, capo del gruppo ed esperto del “Tigerstyle” incontra e si innamora di Fang Yong-chun, a sua volta esperta del “Cranestyle”. I due si sposano e si ritirano in una casa di campagna. Xi-guan è deciso a vendicare la morte del maestro e dei compagni, ma Yong-chun lo convince che non è ancora all’altezza di Pai Mei. Cosi Xi-guan continua ad esercitarsi nel suo stile. Passano gli anni e nel frattempo nasce Wen-ding, che viene allenato nel “Cranestyle” da Yong-chun. Trascorsi dieci anni Xi-guan si sente pronto per affrontare Pai Mei, ma viene sconfitto e riesce a salvarsi solo grazie al sacrificio del suo vecchio amico Hu corsogli in aiuto. Tornato a casa e in possesso di un’informazione importante (Hu, prima di morire, riesce a dirgli che Pai Mei può essere sconfitto solo tra le 13.00 e le 15.00 ?!!), continua ad allenarsi per sette anni. Trascorso il periodo, convinto di poter finalmente battere Pai Mei, lo sfida ancora ma viene ucciso. A questo punto Wen-ding, ormai esperto nello stile di combattimento della madre (che invece suo padre aveva sempre rifiutato di imparare), decide di studiare anche il “Tigerstyle” e dopo solo un anno affronta Pai Mei per il duello finale. La combinazione di due stili sarà sufficiente per battere il letale monaco ?

Executioners from Shaolin nella filmografia di Liu Chia-liang è quello che si potrebbe chiamare un film “di mezzo”, nel senso che viene dopo l’ottimo secondo film Challenge of the Masters (1976) e prima del capolavoro assoluto The 36th Chamber of Shaolin (1978). Liu stava ancora sviluppando e affinando il suo stile, che lo differenzierà da tutti gli altri registi della Shaw Brothers e non solo. Detto questo, Executioners from Shaolin è un ottimo kung fu movie e va considerato tra i classici del genere. Partendo, come spesso, da un fatto storico e personaggi reali, Liu continua dove finiva Men from the Monastery (1974), ossia con la distruzione del monastero Shaolin e la fuga di Hong Xiguan (interpretato in entrambi i film da Chen Kuan-tai) e chiude cosi la trilogia non ufficiale iniziata con Heroes Two (1974), entrambi diretti da Chang Cheh. Un’ampia parte della trama è incentrata sulla vita familiare di Xi-guan e questa attenzione ai personaggi è uno dei maggiori pregi del film. Visto l´importanza data alle relazioni interpersonali, il regista gioca di sottrazione limitando i combattimenti, soprattutto nella parte centrale del film. Liu è in grado di combinare perfettamente commedia, dramma e coreografie di arti marziali (che qui diventano un vero e proprio mezzo di comunicazione tra i membri della famiglia). I combattimenti e le scene d’allenamento sono, come sempre, memorabili. L’allenamento include anche un manichino di ferro, specialmente progettato, che permette a Xi-guan di migliorare i suoi colpi nei punti vitali del corpo. Kung fu come scienza. Chen Kuan-tai (già in Challenge of the Masters) nel ruolo di Xi-guan spacca. L’avevamo già visto in missione vendicativa per esempio in The Flying Guillotine (1976) o Iron Monkey (1977), ma in quei film si trasformava semplicemente in una macchina di morte. Fico si, ma sviluppo del personaggio pari a zero. Qui invece la musica cambia decisamente e la caratterizzazione raggiunge un notevole spessore. Lily Li nel ruolo di Yong-chun, va detto, non è da meno. Grandioso il cameo di Gordon Liu. Lo Lieh nel ruolo di Pai Mei rimane impresso nella memoria. Se considerate che Lo nella sua carriera ha interpretato quasi sempre il ruolo del cattivo e che Pai Mei è il più bastardo di tutti, potete farvi più o meno un’idea. Il personaggio sarà ripreso da lui in Abbot of Shaolin (1979) e Clan of the White Lotus (1980), quest’ultimo anche diretto da lui.
I punti deboli sono pochi, c’è qualche ingenuità qua e la (la tecnica di Pai Mei ha dell’assurdo), ma va menzionato il finale “castrato”. Neanche terminata l’ultima scena l’immagine si ferma e appare una scritta conclusiva. Quando si dice fretta di finire …
Un accenno allo stile di combattimento è necessario. Quello che vediamo descritto nel film è fondamentalmente lo sviluppo della tecnica Hung Gar (chiamata anche Hung Fist o Hung Family Boxing – il cognome Hong in cantonese), che combina le mosse migliori di più stili e in particolare delle tecniche Shaolin “Tigerstyle” e “Cranestyle”. Essendo una forma del tardo ´700, tanti film ambientati in quel periodo ne fanno uso massiccio, ma soprattutto perché è spettacolare da vedere.
Hung Gar é anche la tecnica “di famiglia” dei Liu. Il padre di Chia-liang imparó lo stile da Lin Shih-yung, che a sua volta l´apprese dal mitico Wong Fei-hung in persona !
Quanto sarà di vostro gusto Executioners from Shaolin dipende da che tipo di spettatore siete. Se aspettate solo le botte, il film non fa per voi. Se invece, oltre ai combattimenti, apprezzate anche uno sviluppo nella trama e un buon lavoro sui personaggi, avete di fronte un ottimo film che va visto per capire a fondo il cinema di Liu Chia-liang e i suoi capolavori a venire.
E pregate di non passare una luna di miele come il povero Xi-guan!

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