Explosive City

Voto dell'autore: 3/5
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Explosive CityBel colpo di coda dell’anno 2004; prossimi alla fine dei 12 mesi, quando ormai i giochi sembrano fatti, ecco arrivare un grosso film da Hong Kong pronto ad infilarsi nella classifica dei migliori prodotti dell’anno. Neanche troppo causalmente è un noir e si aggiunge agli ottimi esemplari del genere usciti quest’anno nei cinema dell’ex colonia inglese come Moving Targets, One Nite in Mongkok, Breaking News, e lo stupendo Love Battlefield. A stupire ancora di più è il regista, un impacciato Sam Leong che mai ci saremmo aspettati così a suo agio all’interno di un film così duro e rigoroso; d’altronde le sue prove precedenti erano o giochini divertenti e poco più (come Maniacal Night, un leggero Monday dei poveri) o delle follie quasi a-narrative come The Stewardess, summa del nonsense tendente quasi al surrealismo), comunque due prodotti a bassissimo budget.
Ed  invece eccoci in questo nerissimo e disperato noir, co-produzione tra Hong Kong e Giappone, corale, pieno di intrecci, colpi di scena, colpi bassi, e pessimismo cosmico. Cast, ambientazione e location sono molto variegate, personaggi di ogni nazionalità affollano con allarmante e piacevole semplicità tutto il film, una totale uguaglianza omicida che fonde vietnamiti, giapponesi, cinesi, occidentali regalando volti belli, brutti, facce scolpite o bellocci da rivista, coatti ed eleganti full time.
Alex Fong, onnipresente, è il “solo & braccato”, ormai bravissimo, un attore a tutto campo; nel ruolo del cattivo di turno troviamo con estremo piacere un gelido Sonny Chiba (post Kill Bill, post Battle Royale II, post tutto), segue a ruota un immenso (ormai come al solito, dopo la cura ricostituente Milkyway) Simon Yam mentre addizionati a questi punti fermi ruotano un’altra decina di attori più o meno noti, più o meno bravi, tutti realmente interessanti (compreso un impettito Eddy Ko).
Durante una conferenza, Mr Yung viene attaccato a colpi di pistola da una ragazza apparentemente imbattibile che dopo una rocambolesca fuga subirà un trauma ed entrerà in coma. La ragazza era stata rapita a quattro anni da Otasan, un uomo che rapisce bambini e dopo avergli fatto un lavaggio del cervello li rende il suo esercito personale. Nel frattempo Ming, un poliziotto che indagava al caso, è suo malgrado costretto a subire l’omicidio della propria moglie e il rapimento del figlio oltre ad essere accusato di altri crimini a causa di un complesso complotto, perdendo ogni contatto con la legalità. La partita vedrà da una parte Ming allearsi con la ragazza uscita dal coma, dall’altra Otasan e i suoi ‘bambini’ e dall’altra ancora, un secondo cattivo di cui celo il nome (ma che ogni appassionato di cinema di Hong Kong avrà già individuato). Si va di pistole, bombe, intrighi, continui tradimenti, morti improvvise e derive melodrammatiche.
Su tutto domina (e poteva essere altrimenti?) un’ottima fotografia nerissima e tutta composta di lame e tagli di luce.
Per gli appassionati del genere un film da non perdere, per gli appassionati del cinema di Hong Kong pure.

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