Extreme Job

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Osservare il box office coreano è un’impresa decisamente curiosa, specie nel cercare di trovare una coerenza o una continuità. Ad esempio sono almeno dieci anni che quasi ogni anno il film di maggior incasso è locale, e nella top dieci assoluta, tutti i film sono dell’ultimo decennio.

Parliamo di titoli decisamente diversi tra loro, dal buon dramma storico di A Taxi Driver, passando per il fantasy di Along With the Gods, il colossal in costume The Admiral: Roaring Currents (attualmente ha lasciato il suo podio proprio al film di cui stiamo scrivendo), all’ottimo poliziesco Veteran.

E poi c’è questo Extreme Job, il caso del 2019 che nel momento in cui scriviamo è il maggior incasso dell’anno seguito da Captain Marvel che ha però guadagnato un terzo dell’altro. E stavolta questo successo è tanto curioso quanto inspiegabile.

Ci verrebbe da fare un paragone con un altro incasso “mostruoso” ma cinese, Pegasus; la vittoria del disimpegno, di una commedia esile (anche stupida, in realtà), di un cinema “semplice”.

Ma mentre là l’attrattiva era la ricchezza della produzione, la “maestosità” di ideazione dell’azione, il nome del regista, qua non c’è in realtà davvero nulla e il tutto si risolve in un film di attori la cui alchimia deve essere stata la formula vincente del successo.

Perché sia il comparto narrativo che la direzione degli attori sono totalmente di maniera e non brillano mai per originalità, il film è un oggettino nemmeno troppo “ricco”, ma -soprattutto- è retto da una regia di caratura davvero misera (il regista è sicuramente più referenziato nel campo della sceneggiatura, dove ha lavorato a titoli più interessanti); mai un’invenzione, un guizzo, un tocco di eleganza. Tutto sa di già visto e probabilmente il rispondere a determinati cliché noti e abusati può aver attirato un pubblico specifico.

Nel voler recuperare il trionfo delle commedie di genere coreane di quindici anni fa il film ne esce trionfante al botteghino (ad oggi maggiore incasso di tutti i tempi in patria) a fronte di una resa qualitativa microscopica.

Ha funzionato con un pubblico locale ma difficilmente potrà far presa nel cuore di uno occidentale abituato ad un cinema coreano più elegante, raffinato, ricco e leggermente più tagliente, nel migliore dei casi.

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