Fairy Tale Killer

Voto dell'autore: 3/5
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fairytalekillerPrima del nuovo blockbuster a quattro mani, Inferno, i fratelli Pang si sono regalati alcune “solite” regie a solo. Così mentre Oxide dirigeva Conspirators nel 2012, Danny si dedicava a Fairy Tale Killer, film per certi versi simile allo Sleepwalker in 3D di Oxide. Trattasi infatti di un poliziesco/ thriller, molto di scrittura, che introduce decine di elementi allettanti, scordandosene però per strada la metà o non valorizzando adeguatamente quelli presenti. Ben quattro sceneggiatori accreditati per una storia complessa e incomprensibile che inizia poi a delinearsi solo a metà inoltrata della metrica del film.

Un poliziotto (Lau Ching-wan) ha una pessima vita di coppia a causa del figlio autistico, adorato dalla moglie e in conflitto perenne con lui. Con i colleghi arresta uno squilibrato che si costituisce come omicida dichiarando il nome della sua vittima che dopo una rapida ricerca risulta ancora in vita e in salute. L’uomo viene rilasciato, ma il giorno dopo viene davvero trovato il cadavere annunciato. Scatta così la caccia all’uomo mentre altri omicidi si susseguono basati apparentemente sugli elementi delle favole. Dietro i delitti sembra esserci una coppia, un ragazzo con una malattia cutanea e una giovane pittrice autistica, scappati da un’orfanotrofio a causa delle violenze inferte dai responsabili del posto. Il poliziotto cercherà così di utilizzare il rapporto con suo figlio al fine di identificare gli assassini.  Ma -as usual- non tutto è come sembra.

Autismo, favole classiche, trappole da enigmista, interpretazione della pittura, un florilegio di invenzioni e idee “forti” che da sole sarebbero bastate per tre film hollywoodiani. Invece la crew di sceneggiatori fa l’errore di non approfondire nessuno dei temi trattati, lasciandosi travolgere da suggestioni e entusiasmanti scene madri che non riescono però a nascondere le lesioni interne della storia. Oltretutto la regia di Danny è meno capace e ispirata di quella di Oxide e quindi esplode più per suggestioni e idee che per epica e senso del meraviglioso evocato dalla regia. Un film a metà, quindi, che si fa notare probabilmente per essere il film dei Pang con la colonna sonora più anomala e varia della loro carriera.
Ottima come sempre l’interpretazione di Lau Ching-wan, la fotografia e alcune scenografie di alta resa, elementi comunque di routine all’interno del cinema dei due fratelli.

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