Fatal Contact

Voto dell'autore: 4/5
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Fatal Contact, nell’anno di uscita, il 2006, è un film da stringere forte e difendere a spada tratta perché di film così ad Hong Kong non se ne fanno più. Non un capolavoro, certo, ma un ottimo film d’azione marziale supportato da ottime interpretazioni, coreografie spettacolari, cruente e convincenti e un finale straziante come solo ad Hong Kong erano capaci (e talvolta ancora riescono) a fare. Oltretutto il film si presta a robuste riflessioni sullo stato attuale del cinema locale e sulla città; raramente in un film di Hong Kong, in un certo senso calorosamente nazionalista, si sono ascoltate per ben due volte dure accuse sulla popolazione e sulla città, mentre la perla d’oriente sempre fasciata di fascino e luci amabili si è al fine risporcata di nuovo, marcia e oscura come in alcuni film dei ’70 (ci viene in mente la torrida cittadina mostrata in Killer Snakes) anche se molti dei combattimenti clandestini su cui il film gravita sono svolti in ambienti prima cupi poi sempre più lussuosi o comunque curati per la perfetta riuscita dell’incontro. Wu Jing (interpreta il protagonista) ha ormai dimostrato di essere un talento marziale unico nel panorama internazionale che nulla ha da invidiare ai colleghi thailandesi o indonesiani ma che rispetto ad essi possiede una gamma recitativa decisamente più sfaccettata. A metà film lo vediamo anche parodiare Wong Fei-hung (della saga Once Upon a time in China di Tsui Hark) e citare Jet Li. Fosse nato vent’anni prima il ragazzo sarebbe ora riconosciuto a livello mondiale ma quasi nessuno è riuscito ancora a dagli il giusto riconoscimento nonostante il suo talento sia emerso e appaia ormai innegabile. Il problema purtroppo è tutto interno al cinema locale contemporaneo. L’altro volto interessante è quello di Ronald Cheng, sofferto, maledetto, caricaturale, sicuramente uno degli attori più capaci dell’attuale panorama cinematografico hongkonghese, penalizzato solo dall’aver partecipato quasi esclusivamente (forse anche a causa del suo carattere poco conciliante e di alcuni precedenti scandalistici) a film che non ne hanno valorizzato fino in fondo il talento. Il resto, oltre ai soliti visi noti e ormai affermati è dato in mano alle “classiche” lolite popstar di medio talento (Theresa Fu e Miki Yeung della band Cookies).

Se la storia può sembrare abusata (un campione mainlander che per amore e per mettere insieme un po’ di denaro al fine di costruire il proprio sogno d’amore si presta a cruenti duelli clandestini) raramente è stata mostrata con una forza melodrammatica così intensa, e con un senso di decadenza decisamente inedito all’interno di un cinema –quello di Hong Kong- comunque solitamente ludico e pop. Assolutamente una bella sorpresa in un arido 2006.

 

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