Fate

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FateStrani oggetti uscenti dalla Fortune Star nell’ultimo periodo. Produce Andrew Lau (il co-regista di Infernal Affairs), dirige Raymond Yip Wai-man (Anna in Kung Fu-Land, regia occulta parallela di The Warlords), presenziano i giovanissimi attori Alan Kuo (figlio di Blackie Ko), Miki Yeung (Fatal Contact), Po Po (Hidden Track), and Deep Ng (Sparkle in the Dark).
Ma quello che ne esce fuori è un arduo e assurdo polpettone ostentatamente intellettuale, inutilmente contorto e onanisticamente incartato; certo, visivamente è innegabilmente affascinante, alternando continue invenzioni e artifizi digitali, una fotografia elaborata (simile a quella del successivo “gemello” Chaos di Herman Yau), animazioni classiche e meno classiche. Purtroppo l’interesse morale dell’opera è artificioso, poco sincero, freddo, costruito meccanicamente e il coinvolgimento emotivo scema dopo un pugno di istanti lasciando lo spettatore di fronte ad una complicata, carica e pesantissima sfilza di stimoli visivi che raramente portano ad una reazione emotiva. Strano per un regista decisamente più diretto e anomalo un film così intellettuale, all’interno di un’industria solitamente priva di simili derive (ad Hong Kong l’autorialità è sempre marciata parallela al genere prepotente). Anomalo esca ora un prodotto del genere, troppo vistosamente distante dalla poetica del regista da risultare sincero, poco hongkonghese, poco umano, alieno a festival e pubblico, una sorta di ideale fusione tra una tendenza wongkarwaiana e uno slancio arrogante da film mainlander del tipo di PK.COM.CN.
Alla fine l’ostentata e strabiliante bellezza visiva, una Hong Kong onirica a metà strada tra Silent Hill, Re-Cycle e un film locale degli anni ’70, è troppo soffocata e appesantita tanto da schiacciare la partitura narrativa già di suo straziata e smontata in microblocchi. Impossibile raccontare l’interezza del mosaico, lineare alla fine, ma complicato da assurdi sconvolgimenti delle tessere. Un esperimento, finanche interessante, ma –speriamo- atto a un qualcosa di futuro decisamente più coinvolgente.
Il genere? Un crime movie, melodrammatico, sentimentale, onirico, fiabesco e sovrannaturale. Attaccarsi agli attori può riservare sorprese; a parte una Miki Yeung abbastanza “media”, e un Deep Ng monoespressivo, si fa valere la brava e giovanissima Po Po e Alan Kuo, al suo primo ruolo da protagonista dopo interpretazioni nel corso dell’infanzia, negli anni ‘80 (My Family, The Legend of The Seventh Curse), Samuel Hui Koon-Kit (The Legend of Wisely), Waise Lee Chi-Hung (The Cat) e altri.');" onmouseout="tooltip.hide();">Wisely…), un po’ di Tv (Y2K+01 e la serie taiwanese Sweet Relationship) e una carriera musicale.

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