Fearless

Voto dell'autore: 3/5
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FearlessMa nell’anno del cane 2006 a cosa serve un film del genere? Sinceramente dal grande ritorno in zona cinese di Ronny Yu, dopo la carriera Usa (Bride of Chucky, Freddy VS Jason), ci si aspettava di più o, probabilmente, qualcosa di diverso. Invece il risultato è un film che inseguendo nostalgia e cinema che fu, risulta in assoluto ritardo sui tempi, di maniera, impolverato e privo di qualsivoglia originalità. Tutto già visto e in meglio almeno quindici anni fa; l’ironia della prima parte alla Fong Sai Yuk, il nuovo che avanza e il nazionalismo marziale della saga di Once Upon a Time in China, il conflitto (marziale, relativo all’onore, di scuole…) tra Cina e Giappone di Fist of Legend (ma una sola scena di questo film vale tutto Fearless), i duelli sulle torri presenti in Avenging Fist. Stanche e talvolta mal dirette e montate sono anche le coreografie marziali di Yuen Woo-ping (Matrix, La Tigre e il Dragone) e spesso fastidiosamente aggravate da un intervento sterile e puerile del digitale che può anche funzionare in film-balocco come gli X-Men, ma non in un –almeno nel tentativo- ritratto storico in costume ambizioso e ricco, di origine cinese (Jet Li interpreta il maestro Huo Yuanjia (1868-1910), fondatore della Jingwu Sports Federation). Il risultato –preoccupante- non è un film brutto o mal prodotto ma troppo simile ai suntuosi, asettici, patinati e ricchi film marziali prodotti dagli USA (o pensati per gli USA) e dati in mano agli autori cinesi, in fin dei conti non c’è molta differenza tra questo Fearless e La Tigre e il Dragone, Hero e/o La Foresta dei Pugnali Volanti, il succo è sempre quello. Per inseguire la moda dei tempi, attualmente di origine thailandese (vedi The Protector) il  nostro eroe viene poi fatto battere contro tutto un circo di casi umani occidentali più o meno pittoreschi in una carnevalata collettiva tanto pittoresca quanto puerile. Jet Li è vistosamente invecchiato, ma dall’alto dei suoi 43 anni continua a presentare una finezza e una capacità atletica assolutamente fuori dal comune. Ottime le scenografie suntuose e credibili e i pregiati costumi, orribile invece il digitale ad ogni suo intervento; l’inquadratura dall’alto della città, reiterata più volte fin dall’inizio, è finta quanto un livello di Sim City. Inutile dilungarsi sulla storia, molto intensa sulla carta, nel raccontare la vita di un vero eroe nazionale, pregna di materiali “forti” financo commoventi ma esenti da una sincerità espositiva convincente. Talvolta si rischia di cadere nel riso involontario e si viene sopraffatti da un nauseante senso di deja vù, quel sentimento che pervade anche film oggettivamente convincenti (come può essere un italiano Occhi di Cristallo o tutti i recenti remake USA di film degli anni ‘70) ma che arrivano davvero fuori tempo massimo, inseguono la nostalgia senza possedere la capacità (o la voglia, è lo stesso) di sapersi rinnovare. D’altronde Ronny Yu non è Tsui Hark anche se mostra nuovamente il proprio talento, assolutamente sprecato in questo caso. Il film si presenta in edizioni monche e tagliuzzate, deprivate di zone, sequenze e interi personaggi. La reintroduzione dei tagli effettuati potrà rimetterlo in piedi e dare spessore al film?

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