Feathers in the Wind

Voto dell'autore: 3/5
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Feathers in the WindNato idealmente come un corto che doveva far parte di una trilogia a tema ambientale, ma, a riprese ultimate, finito fuori argomento e fuori durata, Feathers in the Wind (o Git) è una di quelle tipiche love story a sfondo drammatico-intimista alla coreana – cfr. Christmas in August, Harmonium in My Memory o Rewind (col quale condivide il protagonista) – che sanno parlare in ugual misura di sensazioni universali e di sentimenti personali con discrezione, eleganza e delicatezza.

Pur indugiando a volte in un compiaciuto temporeggiare, che potrebbe di contro essere visto come elemento a sostegno della verosimiglianza, il film di Song mantiene inalterata per tutta la sua durata un’atmosfera a cavallo fra il sogno-desiderio e la realtà, fra la vacanza fuori dall’ordinario e il richiamo alla vita quotidiana. Un dualismo fra mondi in contrasto tra loro che si ritrovano, si richiamano e vengono in qualche modo impersonificati dai due protagonisti.
Lui (Jang Hyun-seong, Nabi, Rewind, Spider Forest) è un regista in cerca di ispirazione che, tenendo fede a una promessa vecchia di dieci anni, si reca presso un alberghetto sull’isoletta selvaggia quanto desolata di Biyang-do, vicino alle isole Jeju; lei (Lee So-yeon, Untold Scandal) è la giovane e irresistibilmente vitale “locandiera” che lo accoglie.
Elementi di “disturbo” (il pianoforte, il pavone, il tango…) vengono introdotti qua e là nel film per rafforzare il concetto di esotico, ma la trama resta fondamentalmente lineare e abbastanza scarna, con un tono per lo più serioso, spezzato in rare occasioni da qualche divertente siparietto umoristico.

Song Il-gon, giovane regista con studi in Polonia, una manciata di corti e due film alle spalle, descrive in modo fine ed elegante gli stati d’animo dei personaggi, libero da vincoli e pressioni da parte di produttori esigenti, senza appesantire troppo la vicenda con elementi autoriali e sperimentali (come in Flower Island) o carichi di metafore e allegorie (come in Spider Island).
Ovviamente, trattandosi di un dramma costruito sui sentimenti e su un romanticismo tutto coreano, il suo procedere minimale, leggero e rilassato potrebbe anche non risultare gradito a qualcuno. Quanti però hanno apprezzato i titoli richiamati all’inizio della recensione troveranno anche questo Git un gioiellino.

Fotografia e regia, in un insospettabile digitale, si attestano su livelli al di sopra della media, toccando in alcuni casi punte veramente esaltanti, quando è possibile ammirare scorci di panorama o di cielo con dei contrasti, delle luci e dei colori da brividi. Il vento del titolo che soffia incessante in ogni inquadratura, poi, accentua ulteriormente l’impressione di trovarsi in un luogo fuori dal mondo e dal tempo, in cui tutto può succedere; anche se in verità, come nella nostra vita di tutti i giorni, alla fine non succede mai niente di davvero speciale, e la situazione di partenza viene ristabilita nella routine quotidiana. Ciononostante ci sono dei ricordi, delle sensazioni uniche che si impressionano indelebili nella nostra mente, forti e allo stesso tempo fragili come i nostri desideri. Come una piuma al vento.

Qualche foto dal set:

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