Fiction.

Voto dell'autore: 2/5
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FictionLa giovane esordiente Mouly Suria, che si è aggiudicata i riconoscimenti più ambiti in patria, ha una sensibilità piuttosto elegante, nonostante l’evidente povertà di mezzi a disposizione e ci regala nell’ambito dell’horror psicologico un’eroina davvero notevole, che ricorda decisamente un Dario Argento prima maniera, con le dovute cautele, ovviamente. L’immagine e il colore sono anni ’80, dalle tonalità falsamente sbiadite e usurate. La colonna sonora è incentrata sul ritornello ricorrente, una sorta di canzone di Alisha, il nome della protagonista, che la accompagna perennemente in ogni sua apparizione. L’atmosfera è scura e vagamente retrò, le bambole dei titoli già ci introducono un mondo di ossessioni femminili. Alisha è ricca, annoiata, viziata e in più soffocata da un padre assente che però la fa controllare dall’autista e interviene anche per favorirla in un colloquio di lavoro. La giovane ha anche subito un terribile trauma, che rivive in un incubo ricorrente: la madre si è suicidata quando lei era molto piccola, mentre era incinta di un altro bambino. Finalmente Alisha riesce a sfuggire alla sorveglianza paterna e si trasferisce nello stesso palazzo, un enorme fabbricato di otto piani con moltissimi appartamenti, in una stanza accanto a quella di Bari, un giovane che è venuto a casa sua più volte per la manutenzione della piscina e di cui lei si è invaghita. Bari è uno scrittore, che trae ispirazione dalle storie degli inquilini del palazzo, ma non riesce a dare un finale ai suoi racconti e vive con una fidanzata. Alisha inizia a vivere in questo microcosmo, e inizia a dare un finale a modo suo alle storie di Bari, uccidendone i protagonisti, finché ad essere in pericolo sarà proprio la ragazza di Bari. La considerazione più evidente è che il film è tematicamente imperniato sulla distinzione che si va sempre più annullando e distorcendo tra realtà e mondo della letteratura e finzione. In particolare colpisce tra i vari episodi narrati da Bari, la storia di un vecchio barbone che vive fuori dalla propria porta di casa per espiare le sue colpe di padre, che Alisha fa precipitare quasi sentisse di dare così finalmente pace con la morte al suo tormento. Anche Bari subisce il fascino di Alisha inizialmente, sembra quasi trarre effettivamente una nuova ispirazione dal suo arrivo nella sua vita. La follia di Alisha è stata interpretata anche come una riuscita metafora politico-sociale dell’Indonesia stessa con una classe dirigente corrotta e che non paga per i crimini commessi. Ma il tocco è troppo personale e troppo sensuale per limitarsi a vedere in Fiction solo questa allegoria, per quanto corretta. Alisha porta in sé e nella sua musica una carica di innocenza e purezza, che in realtà si ritorce contro tutti coloro che incrociano la sua strada. E’ innegabile che Fiction è l’iniziazione e il passaggio all’età adulta della protagonista sono elementi fondamentali del film, ma Alisha attraversa in modo traumatico anche la barriera tra desiderio e realizzazione di quel desiderio, tra mondo reale, un mondo di cui non fa parte, perché ne è sempre stata allontanata o protetta, e invenzione in cui tutto è moralmente accettabile. L’ambientazione cupa e opprimente sotto una costante pioggia tropicale fa il resto, stregandoci definitivamente.

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