Finger of Doom

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Finger of Doom è un wuxia-horror-mistery (passateci il termine), dosa in maniera equilibrata questi tre generi, senza mai far prevalere l’uno o l’altro.
Lo chef consiglia: un antipasto a base di kung fu, un primo piatto di duelli con spade insaporito da una spruzzata di wire work, per secondo un pò di vampiri-zombi con contorno di splatter, e per dessert un finale elettrizzante.
Pao Hsueh-li (il regista) inizia a collaborare con gli studi della Shaw già dal 1966 come operatore di macchina, debuttando poi come regista proprio con Finger of Doom, nel periodo che va dal 1971 al 1977 dirige circa una dozzina di film, alcuni dei quali insieme a Chan Cheh; tra le collaborazioni vale la pena di ricordare almeno The Boxer from Shantung, Man of Iron e Iron Bodyguard (come nota personale, aggiungerei un altro film che trovo interessante: Battle Wizard del 1977 un wuxia fantasy dal gusto weirdo). Dopo quest’esperienza, decide di tornare a Taiwan dove insieme alla moglie creerà una propria casa di produzione, continuando però a collaborare con gli Shaw BrothersFinger of Doom è una co-produzione tra gli Shaw Studios e case di produzione giapponesi e coreane; com’è prassi in queste collaborazioni, troviamo attori di nazionalità diverse, coma la bella Po Chin-hsien approdata ad Hong Kong nei primi ‘70 per partecipare a questo tipo di progetti, o l’imponente Chen Feng-chen co-protagonista di questa pellicola, attore coreano specializzato in film d’azione, tra gli altri, lavorò anche con Chang Cheh in I Tredici Figli del Drago Verde (The Heroic Ones, 1970) e Cinque Dita di Violenza (The Invincible Boxer, 1970). Chin Han e Ivy ling Po, sono i protagonisti di questa pellicola: il primo può vantare una carriera di tredici anni e più di venti film, mentre Ivy Ling Po iniziò a lavorare a quattordici anni, divenendo una star nel genere The Love Eterne o Beyond the Great Wall.');" onmouseout="tooltip.hide();">Huangmei diao per gli studi della Shaw, specializzata poi in ruoli maschili, divenne una delle star più amate dal pubblico e dalla critica, tanto da fargli vincere diversi premi.

La perfida Kung Suen Mao Neong (Po Chin hsien) dopo aver appreso la tecnica chiamata “finger of doom” decide di tradire la propria maestra e le sue compagne alleandosi con Chan Kung chin, un delinquente reo, tra le altre cose, di aver sterminato una scuola di arti marziali a lui rivale.
Questa malsana alleanza si prefigge lo scopo di dominare il mondo della lotta (ovviamente). A contrastarli ci sarà la sorella di Kung Suen Mao neong, l’unica a conoscenza del suo punto debole, aiutata a sua volta da uno dei tre sopravvissuti al massacro della scuola di arti marziali. Lo stile “finger of doom” (dito della morte, della distruzione, della rovina, fate un po’ voi) è un’arte marziale che può essere applicata solo contro i criminali, perché solo su di loro ha effetto; consiste in un ago impiantato alla base del collo, capace di neutralizzare ogni volontà, rendendo l’individuo uno zombi imbattibile. Chi pratica questo stile si comporta come un vampiro, è debole di giorno e forte di notte, necessitando inoltre di numerose ore di riposo. La bella Kung Suen Mao neong dopo aver applicato questi suoi aghi a quattro individui, si fà trasportare a spalla direttamente dentro una bara, come fosse un non-morto (un modo come un altro per viaggiare, sicuramente si passa inosservati).

Trama semplice, direte voi, in effetti il film non brilla certo per originalità, però quello che ci interessa in questo caso, è la messa in scena: il regista memore del cinema gotico della Hammer, imbastisce una storia basata su atmosfere rarefatte, ambientazioni notturne, e nebbia a profusione, l’ottima fotografia crea un gioco di luci e ombre degno del miglior horror, mentre le scenografie polverose e decadenti ne completano l’opera.
Le coreografie realizzate da Simon Chui, già fautore delle scene di lotta in La Ghigliottina Volante (The Flying Guillotine, 1974) sono di buona qualità, anche se a mio parere non sfruttano appieno tutto il potenziale fornito da questo fantomatico stile di lotta, pecca che affligge anche il film sopraccitato: il nostro coreografo infatti, sembra continuamente ad un passo dall’idea geniale, peccato che il film finisca sempre prima che riesca a realizzarla.
Discreta pellicola, che cerca di accontentare sia i fans dell’horror che quelli del cinema d’azione, lasciando ahimè l’amaro in bocca ad entrambi.
Consigliata solo a chi volesse esplorare anche questa deriva del wuxia, astenersi tutti gli assetati di duelli all’arma bianca, si trova di meglio in circolazione.

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