Firestorm

Voto dell'autore: 4/5
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Uno stuolo di “storm” sta invadendo il cinema di Hong Kong; la The White Storm di Benny Chan, la Z Storm di Dante lam e questa Firestorm. Hong Kong finalmente sta cercando di risalire la china del proprio cinema. Lo fa investendo capitali robusti (qui viaggiamo sui 20 milioni di dollari USA), coinvolgendo star, lavorando di scrittura, cercando di rievocare i fasti di un tempo ovviamente aggiornati alle tecnologie e temi del presente. La EDKO di Bill Kong sta spingendo fortemente in questa direzione con un discreto successo; già lo scorso anno era dietro al successo di Cold War e nel 2013 ha già prodotto i Tales from the Dark. Certo, poi i capitali cinesi, gli attori e le maestranze invadono questo cinema, ma film come questo sono una buon alternativa alla fuga in blocco verso l’industria mainlander.

Tornando a Firestorm ci troviamo di fronte ad una sceneggiatura poco convincente e scombussolata, e questo è il difetto maggiore del film, che narra dell’eterno scontro tra poliziotti e gang di malviventi che rapinano furgoni blindati. Ma da tempo non si vedeva un tale eccesso, un tale impegno formale e tali capitali investiti per creare lo stato dell’arte all’ennesima potenza di sequenze balistiche e dinamitarde che si snodano per le strade di Hong Kong e che sul finale radono al suolo praticamente il quartiere di Central. Non ci sono robot giganti o supereroi, solo poliziotti e malviventi armati fino ai denti delle più avanzate e devastanti armi sulla piazza. E il film è tutto qua, una giustapposizone continua di scontri con addizione di sezioni melodrammatiche inclusa bambina con problemi gettata dalla finestra, ovvero tutti quegli estremi impopolari che fecero grande il cinema di Hong Kong del passato. Le sequenze d’azione sono illuminanti, gli effetti digitali una volta tanto competitivi e convincenti e più di una volta l’effetto visivo che viene restituito richiama l’universo videoludico, da Army of Two al più classico GTA. Se The White Storm ci evocava con nostalgia gli ottimi film di John Woo del passato, questo ci fa salire alla mente tutti i titoli paralleli che imitavano il pioniere, ugualmente virtuosistici, eccessivi e vitali ma narrativamente più esili e con meno piglio autoriale. E va benissimo così.

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